Religioni, fratellanza e cittadinanza

(di Daniela Sala da ilregno.it )

13 Dicembre 2022
Pope Francis visits UAE
C’è un filo rosso che collega gli eventi di dialogo interreligioso che si sono tenuti di recente, ed è il tema della fratellanza. L’ultimo numero de Il Regno – Documenti propone alcuni interventi e dichiarazioni comuni in occasione di due appuntamenti svoltisi negli ultimi mesi – il Forum del Bahrein per il dialogo e il Forum per la promozione dei valori comuni tra i seguaci delle religioni, insieme a una ricostruzione dei passi compiuti nel dialogo interreligioso sul tema della convivenza pacifica negli ultimi anni.

Il passo di Abu Dhabi
La visita di Francesco ad Abu Dhabi, dal 3 al 5 febbraio 2019, prima presenza di un papa nella penisola arabica, è stata occasione per la firma con Ahmad al-Tayyeb, il grande imam di Al-Azhar, di un Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, che ha rappresentato un passo di grande importanza nel dialogo tra cristiani e musulmani ed è diventato una pietra miliare per i dialoghi avvenuti successivamente. In tale documento i firmatari affermavano: «Dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini (…). Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente».

Il grande imam di Al-Azhar
Il grande imam di Al-Azhar si è accreditato in seguito come una figura di dialogo, come dimostrano anche la sua presenza e il suo intervento al VII Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali (Nur-Sultan, Kazakistan, 14-15 settembre 2022) e al «Forum del Bahrein per il dialogo: Est e Ovest per la coesistenza umana».

Tra i precedenti si possono ricordare gli scambi di testi con i «saggi musulmani», seguiti alla lectio ratzingeriana di Regensburg del settembre 2006 (Regno-doc. 17,2006,540), e quanto affermato dalle due parti in occasione della visita di Francesco ad Al-Azhar nell’aprile del 2017.

Dopo il Documento di Abu Dhabi il richiamo alla fratellanza come figura del rapporto tra i credenti nelle diverse religioni è diventato sempre più frequente, anzi per la Chiesa cattolica è diventato centrale nel magistero di papa Francesco con l’enciclica del 2020 Fratelli tutti, che non a caso ha tra le sue fonti ispiratrici proprio il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. E risponde all’esigenza, per le religioni monoteiste, di affermare che il nucleo della propria fede non è violento ma tende all’unità e alla pace della famiglia umana.

Anche tra sunniti e sciiti
Anche nel recente «Forum del Bahrein per il dialogo: Est e Ovest per la coesistenza umana» il grande imam di Al-Azhar lo ha ribadito, con un importante appello alla pace intra-religiosa islamica (perché anche la contrapposizione violenta tra sciiti e sunniti è un’evidente contro-testimonianza): «Invito inoltre i miei fratelli, gli studiosi musulmani di tutto il mondo, di ogni dottrina, setta e scuola di pensiero, a tenere un dialogo islamico, un dialogo sull’unità, la coesione e il ravvicinamento, un dialogo per la fraternità islamica, privo di divisioni, discordie e, soprattutto, di lotte settarie. Occorre concentrarsi sui punti in comune e sui punti d’incontro, comprendendo le differenze. Eliminiamo insieme ogni discorso di odio, provocazione e scomunica e mettiamo da parte il conflitto antico e moderno in tutte le sue forme e con tutte le sue propaggini negative. Rivolgo, con cuore amorevole per tutti, questo speciale appello ai nostri fratelli musulmani sciiti».

Fraternità oltre la fratellanza
Il Forum per la promozione dei valori comuni tra i seguaci delle religioni, che si è tenuto in Arabia Saudita in maggio, addirittura introduce una distinzione tra fraternità e fratellanza: «Una fraternità umana “efficace e fruttuosa” è la migliore speranza per un’esistenza pacifica e armoniosa tra gli uomini. È uno degli strumenti più importanti per superare le sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare. Questa fraternità può trascendere il significato basilare di fratellanza e arrivare a essere sinonimo di “pace nel nostro mondo e armonia all’interno delle società nazionali, sulla base di un’autentica convinzione interiore”. Tutti gli uomini fanno parte di un’unica famiglia per il fatto di avere la stessa origine e hanno l’obbligo di perseguire le qualità sublimi di questa unione».

Il principio di cittadinanza
Assieme al concetto di fraternità, tuttavia, si sta facendo spazio anche quello di cittadinanza come principio su cui costruire una convivenza pacifica. Prima del Documento di Abu Dhabi, al termine di una Conferenza internazionale su «Libertà, cittadinanza, diversità e integrazione» (28.2-1.3.2017), ospitata al Cairo dall’Università di Al-Azhar, principale centro teologico-accademico dell’islam sunnita, e dal Consiglio islamico degli anziani, organismo con sede ad Abu Dhabi, gli oltre 200 delegati – politici, accademici, leader religiosi cristiani e musulmani, provenienti da 60 paesi – sottoscrissero una Dichiarazione di reciproca coesistenza islamo-cristiana, che condannava l’uso della violenza in nome della religione e indicava nel principio di cittadinanza il criterio da applicare per garantire la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone appartenenti a fedi e comunità religiose differenti.

La Dichiarazione di reciproca coesistenza a sua volta faceva seguito al Messaggio di Amman del 2004 e alla Dichiarazione di Marrakesh del gennaio 2016 nella ricerca di fondare nella teologia islamica i principi della libertà di coscienza e delle libertà civili, delegittimando l’integralismo islamico.

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