La domanda di Pietro: esiste un limite al perdono? E’ l’interrogativo che Pietro rivolge a Gesù: “Quante volte dovrò perdonare mio fratello?”, proponendo il limite (non banale) di sette volte. Il nocciolo della questione non è cadere in un facile sentimentalismo (“bisogna perdonare sempre e comunque”), ma affrontare una domanda seria: esiste un limite oltre il quale perdonare diventa sbagliato? Per rispondere, Gesù narra la parabola del servo al quale il padrone condona un debito gigantesco e incalcolabile (10.000 talenti). Lo stesso servo, tuttavia, uscendo da lì non condona un debito minimo (100 denari) a un suo compagno. Qui si evidenzia il problema profondo di quest’uomo: porsi di fronte alla vita come un creditore. Egli vive una scissione: Nel rapporto verticale con Dio, accetta di essere debitore e di ricevere il condono; nel rapporto orizzontale con gli altri, pretese di fare il creditore implacabile. Richiamando la preghiera del Padre Nostro (“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”) e l’insegnamento dei Padri della Chiesa, nessuno di noi è in regola con la vita. Siamo tutti debitori nei confronti di Dio, della natura, della nostra storia, dell’intelligenza ricevuta e dei fratelli a cui potremmo offrire molto più amore. La colpa altrui, anche quando è oggettivamente grave, non va affrontata in uno scontro frontale “io contro di te”, ma si illumina solo a partire dal nostro rapporto personale con Dio. Il perdono autentico nasce dalla gratitudine e dalla memoria della misericordia che Dio ha usato verso di noi. Dire “ti ho perdonato troppo, adesso basta” non ci conviene, perché ci rimette automaticamente sotto la logica del giudizio. In linea con le Beatitudini (“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”), ricordiamo che abbiamo tutti disperatamente bisogno di misericordia. Non possiamo permetterci di vivere sotto un cielo “inabitato”, dominato dalla sola legge dei creditori. Perdonare di cuore fino a “settanta volte sette” significa uscire dalla prigione dell’astio ed entrare nella gioia del Padrone, che è la gioia di un Padre che ama e perdona sempre i propri figli. (don Fabio Rosini)

Per uscire dalla prigione dell’ astio bisogna guarire dalle ferite e il dolore che ci portiamo dentro, e questo va chiesto al Signore che con il suo Amore lenisce le nostre sofferenze , e ci permette di raggiungere quella misericordia che solo lui sa dare