Quaresima, perchè?

La Quaresima rimane un  momento privilegiato e insieme fondamentale per il proprio cammino spirituale e di compimento umano, a patto che si abbia il coraggio di ridirsi, in modo maturo e serio, le motivazioni profonde e di recuperarne il significato autentico.
Di certo la Quaresima non è un tempo di “migliorismo”.
L’idea di diventare migliori non è cristiana, semplicemente perché non è evangelica. Non c’è alcun passo del Vangelo in cui Gesù inviti a incamminarsi sulla strada del perfezionismo morale. Invita ad essere perfetti, certo (cfr Mt 5,48)ma nel senso di compimento dell’essere, portando alle conseguenze ultime la propria umanità; invita ad essere pienamente donne e uomini attraverso la modalità dell’amore. Dio non desidera donne e uomini migliori, ma figli che si sentano finalmente amati e realizzati.
Non fanno inoltre parte del vocabolario evangelico termini come sacrificio, fioretti, digiuno, astinenza e, tantomeno, mortificazione: il Dio di Nazaret non è il Dio dei morti, ma della vita (cfr Mt 12,27), e Gesù stesso è venuto nel mondo perchè l’uomo avesse la vita e questa in abbondanza, ovvero piena, vera, compiuta (cfr Gv 10,10)
(…)
La Quaresima, quindi, non come cammino di perfezionismo, con l’intento di far contento Dio. Perché l’unico sogno che Dio può nutrire sull’umanità – se così possiamo esprimerci – non sta nel fatto che questa compia le cose per benino, senza commettere più il peccato, ma che giunga la suo compimento, alla sua pienezza esperendo di continuo la forza dell’amore.
Molto bello il comando di Dio all’uomo raccolto da Genesi: “Siate fecondi” (1,28). “Fecondità” è l’imperativo categorico dell’essere umano maturo. Sbocciare, venire alla luce di sé, compimento dell’essere.
La Quaresima sarà dunque questo cammino di consapevolezza di ciò a cui siamo chiamati, un periodo di palestra, dove recuperare il nostro compito esistenziale di portarci alla luce, di ri-fiorire. Quaranta giorni di attenzione al divino che ci abita e inabita ciascun uomo nella sua fragilità e debolezza. Uno stare esposti al Dio, grande attrattore, perché l’amore trasmette vita e fecondità per via d’attrazione, e quindi di fascinazione.
Un cammino verso la propria interiorità, per scoprirvi il fuoco, la luce che illumina ogni uomo e in grado di infondere la forza sufficiente e necessaria di spingersi verso un mondo in attesa (cfr 2Cor 15,14). Fuoco che illumina, trasforma, dà forza..

Paolo Scquizzato
Dalla Cenere la Vita
Ed Paoline pp 6-7.11-12

Spunti di riflessione

UNITÀ PASTORALE ARCELLA
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