Qualche giorno fa ho partecipato a una conferenza sugli “adulti significativi”. La relatrice spiegava che noi adulti di oggi soffriamo in particolare per tre mancanze, molto più rispetto alle generazioni passate: la mancanza di tempo, di autorevolezza e di speranza.
Oggi vorrei fermarmi proprio sul primo aspetto: il tempo. Pare che noi adulti viviamo in una perenne carenza di tempo. Non che desideriamo giornate di 28 ore, ma ci manca il tempo gratuito. Il tempo per stare con i figli bambini o adolescenti; il tempo da dedicare ai genitori anziani; il tempo per noi stessi e per coltivare le amicizie. Sentiamo questa mancanza come un’urgenza impellente. Il rischio, per la nostra generazione, è di oscillare continuamente tra il senso di colpa e la sensazione di sprecare la vita, visto che il tempo passa sempre più in fretta.
Nella parabola del Vangelo di oggi, un re ha il grande desiderio di riempire la sala delle nozze per la festa del figlio. Questo desiderio lo spinge a cercare gli invitati, anzi, a chiamarli. È una vera e propria vocazione. Ma le risposte sono molto diverse. I primi restano indifferenti; i secondi reagiscono con violenza; i terzi invece – i poveri, i dimenticati ai crocicchi delle strade, quelli che non avevano nulla da fare – accettano l’invito e riempiono la festa.
Il tempo quotidiano è la nostra grande occasione e nessuno di noi vuole sprecarlo. Ma come dare valore al tempo? Il Vangelo oggi sembra dirci che il tempo non vale solo se è produttivo. Forse chi ha rifiutato l’invito del re aveva troppo lavoro da fare, o forse voleva essere lui il re della propria vita. Il Vangelo ci dice che il tempo ha valore quando si apre alla gratuità, all’incontro, all’ascolto. Mi viene in mente Gesù a casa di Marta e Maria, quando loda Maria che ha scelto la parte migliore: mettersi semplicemente in ascolto.
Quando accompagno le famiglie che stanno attraversando un lutto, accanto alla gratitudine per l’affetto vissuto, emerge spesso un rimpianto: il non aver avuto abbastanza tempo per dire un “ti voglio bene”, un “ti amo”, o un “grazie”. Nessuno si rammarica di non aver lavorato a sufficienza. Non importa se quel padre o quella madre fossero perfetti, o se – per dirla con il Vangelo – fossero “buoni o cattivi”. Il dolore nasce dal non aver vissuto fino in fondo quello che si aveva nel cuore, dal non aver custodito il tempo gratuito dell’affetto.
Nella parabola colpisce anche il dettaglio dell’abito nuziale: non può restare alla festa chi non indossa il vestito adeguato. Chiaramente non è una questione di dress-code. L’invitato si autoesclude quando non si mette in sintonia con la festa. È l’immagine di chi partecipa ma senza interesse, senza metterci il cuore; come chi va a una festa ma resta con gli occhi e la testa incollati al cellulare, isolato nel proprio mondo.
La festa delle nozze è pronta e noi siamo gli invitati. Davanti a questa chiamata abbiamo diverse strade, ma la via dei poveri e degli umili è quella che ci porta più vicini al Vangelo: la via di chi sa accogliere e offrire tempo gratuito.
Per continuare la riflessione personale: Prova a ricordare l’ultima volta in cui qualcuno ti ha donato del tempo gratuito, o in cui tu lo hai concesso a te stesso e agli altri? Fermati un momento e ringrazia il Signore per questo.
Qual è l’abito nuziale che oggi il Signore ti chiede di indossare? In quale relazione della tua vita – in famiglia, al lavoro, con gli amici – hai bisogno di posare il cellulare, fermare la corsa della produttività e donare la tua presenza piena e gratuita?

Bella e utile riflessione, grazie! Quanto al dubbio di Marcella, ho sentito da un sacerdote una spiegazione per me del tutto nuova: anticamente era uso dagli stessi organizzatori fornire agli ospiti poveri una veste adeguata; l’invitato dunque non aveva accettato questa offerta per orgoglio. Noi dobbiamo riconoscerci poveri e bisognosi per entrare al banchetto.
Grazie a chi ha scritto la riflessione di oggi mi fa molto riflettere e la condivido. Farò di tutto x mettere in pratica gli spunti. Grazie anche a chi scrive ogni giorno , perché sono belle riflessioni che mi aiutano nella mia realtà. Buona Domenica.
Grazie per questa serena riflessione su come noi utilizziamo il nostro tempo, ma leggendo la parte finale del Vangelo , dove chi non indossa l’ abito nuziale viene punito, mi sono sorti dubbi. Ma forse è il Vangelo di Matteo che nelle sue espressioni è molto punitivo. ? Grazie