Giovedì 24 settembre

Erode, in questo brano del Vangelo di Luca, per prima cosa ‘udì’, udì di Gesù. Poi si domandò: “Chi è costui?”. In ultima volle vederlo. Similmente, anche Zaccheo sentì parlare di Gesù e si arrampicò sul sicomoro per vederlo (Lc 19, 2-4). Che differenza c’è nello sguardo di queste due persone? Probabilmente in Erode c’è il timore. La paura di incontrare uno più grande di lui. Quindi la paura di lasciarsi modificare, forse la paura del cambiamento delle proprie abitudini, delle proprie idee, del proprio status. In Zaccheo c’è la gioia. La gioia che si esprime nel donare metà dei suoi beni, di restituire il quadruplo nel caso in cui abbia frodato. La gioia di una nuova vita che si affaccia. La gioia di una conversione possibile. Dentro di noi abitano sia Erode che Zaccheo. Siamo Erode quando la Parola di Dio non ci tocca e non scalfisce le nostre sicurezze. Siamo Zaccheo quando accogliamo la Parola e quando ci facciamo plasmare da essa. Aiutami, Signore, ad allontanare il mio Erode e a scoprire la gioia di Zaccheo! (Lc 9,7-9)

Un commento

  1. Erode vorrebbe vedere Gesù perché mosso da una curiosità che nulla ha a che fare con il desiderio di apprendere o ricevere qualche cosa di positivo. Il Tetrarca confermerà il suo atteggiamento durante la passione di Gesù: come dice lo stesso evangelista s. Luca (23, 8), Erode ha piacere di ricevere Gesù mandatogli da Pilato, perché spera di vederlo operare qualche miracolo.
    In sostanza Erode vuole movimentare la sua routine con qualche superficiale esperienza fuori dell’ordinario: quanto di più lontano da una vera sia pur modesta esigenza spirituale.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *