L’esortazione di Gesù ai Dodici a “non prendere nulla per il viaggio…” fu scelta come regola fondamentale di povertà e totale affidamento a Dio da San Francesco di Assisi e i suoi primi compagni all’inizio della loro vocazione.
Un richiamo alla sobrietà verso le cose materiali che purifica il cuore di chi è chiamato ad annunciare il regno di Dio, come confermano le parole del Libro dei Proverbi: “non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane”.
Ma è un richiamo anche alla giusta misura della nostra testimonianza e del nostro annuncio. I Proverbi ammoniscono a non aggiungere parole nostre a quelle di Dio, quindi a non sostituirci a Lui, a non manipolare la Parola e i simboli sacri della nostra religione per giustificare scelte ideologiche, politiche spregiudicate, squallidi interessi economici.
(Prv 30,5-9; Lc 9,1-6)

Gesù invia gli apostoli alla loro prima missione di annuncio del Regno di Dio. Essendo un inizio, non li manda lontano: la regione era piccola, le distanze brevi ed alla maggior parte dei villaggi si poteva andare e tornare in giornata: per questo non è necessario che prendano scorte di viveri e tutto ciò che può servire in un vero viaggio. I villaggi più lontani avrebbero richiesto una notte fuori, non di più. Gesù dà loro invece il potere di scacciare i demoni e guarire gli ammalati, strumenti assai convincenti nei confronti di persone semplici o che, comunque sarebbe stato difficile conquistare con la semplice parola. E quelli impermeabili alla buona novella? Vengano lasciati perdere: non è giusto perdere con loro tempo che è invece possibile dedicare a persone meglio disposte.