“Chi sono io per te?” domanda Gesù. Pietro risponde senza girarci intorno: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “A te darò le chiavi del regno dei cieli”.
Il Vangelo di oggi ci dice che le chiavi della felicità sono nascoste dietro la capacità che abbiamo o meno di saper dare un nome a ciò che dà senso alla nostra vita.
Se Gesù è in ultima istanza la nostra vera felicità, essa si presenta però a noi sempre nel dettaglio di una situazione, di una persona, di una circostanza.
Qual è il dettaglio della tua vita che dà senso a tutta la tua vita? Che nome proprio ha Cristo nella tua esistenza? Se scopri questo allora hai le chiavi per il regno dei cieli. E quando uno ha queste chiavi, deve preoccuparsi di non perderle, di non smarrirle dietro il tran tran della vita.
Quando diciamo di credere in Cristo non ci stiamo riferendo a qualcosa di astratto, ma a qualcosa di così concreto che possiamo indicarlo con chiarezza. L’infelicità è sapere che la felicità esiste ma senza sapere mai qual è la via che ad essa conduce.
Aveva ragione chi sosteneva che la felicità è come gli occhiali, a volte li cerchi ovunque e in realtà li hai sul naso.
Oggi Pietro è l’unico che si è accorto di questo. Oggi sarebbe bello se ciascuno di noi si accorgesse della medesima cosa. (don Luigi Maria Epicoco)Mt. 16, 13-20

Il passo del Vangelo di oggi è di importanza capitale; non per nulla negli ultimi due secoli non si contano i tentativi di sminuire il valore o ritardandolo cronologicamente o snaturandone il significato.
Anzitutto la lode del Maestro a Pietro. Noi saremmo portati ad apprezzare che la confessione di questo provenisse dalla sua intuizione o dai suoi sentimenti. Invece Gesù avverte che è il Padre che lo ha ispirato. In questo modo sappiamo che il destino e la missione di Pietro erano addirittura nei disegni di Dio Padre.
Viene poi l’ annuncio della fondazione della Chiesa e del conferimento del primato. Quest’ultimo verrà confermato e precisato da Gesù dopo la sua resurrezione (Giov. 21, 15ss.).