Porrò il mio spirito dentro di voi.
Ce lo annuncia la Scrittura: ci immergiamo in Lui nel Battesimo e, lungo il cammino della nostra vita cristiana, continuiamo a ricevere la sua presenza nei sacramenti come semplicemente durante l’Eucaristia. Eppure, non sempre crediamo fino in fondo che Dio abiti realmente in noi.
Signore, ricordami di invocarti durante le mie giornate. Invocarti attraverso il tuo Santo Spirito significa imparare a compiere scelte diverse, ascoltare con sincerità la voce della coscienza e vivere con una consapevolezza nuova. Significa riconoscere che Tu dimori nel nostro cuore, comprendere la realtà con uno sguardo più profondo e lasciarsi guidare da una luce diversa. Una luce che non illumina soltanto la nostra vita, ma che può diventare dono e speranza anche per chi incontriamo sul nostro cammino.
Ez 36,23-28

Il re entra nella sala del banchetto, per vedere se tutto è in ordine, e scorge un invitato che non indossa l’abito prescritto: si sdegna e lo fa cacciare fuori. La cosa può lasciare perplessi; c’è chi pensa che quel tale fosse un povero che non poteva permettersi l’abito.
In realtà l’abito lo forniva il signore padrone di casa: all’ingresso c’era una specie di guardaroba con abiti uniformi di diverse taglie, che gli invitati dovevano indossare. Quel tale dunque era entrato nella sala infischiandosi delle regole, e comportandosi in modo gravemente irriguardoso nei confronti del padrone di casa.
Questa parte della parabola può dunque valere per coloro che pur facendo parte di una società, la Chiesa nel nostro caso, ritengono che le regole, formali o disciplinari, siano cosa secondaria: l’essenziale sarebbe quanto essi stessi hanno enucleato, sfrondando la fede e la pratica religiosa di quanto essi stessi ritengono marginale. Ma attenzione a ciò che è toccato a quell’invitato!