Spesso mi metto a fare i conti con gli altri: chi ha lavorato di più, chi ha fatto meno fatica, chi merita cosa. Se vedo che a qualcuno le cose vanno bene senza grandi sforzi, mi sale quell’invidia sottile che mi fa chiudere nel mio piccolo orticello. Ma Dio non usa il mio calcolatore. Non misura il mio valore in base alle mie prestazioni, ma mi chiama a lavorare con Lui per quello che sono, anche quando arrivo in ritardo o mi sento stanco. Oggi scelgo di non fare il contabile. Smetto di fare confronti a casa o al lavoro e provo a fare le cose semplici con gioia e gratuità, senza pretendere applausi.
(Ez 34,1-11; Sal 22; Mt 20,1-16)
