“L’anima mia magnifica il Signore” è espressione di un grande amore e una gioia profonda suscitata dalla scoperta che Dio è più grande di quanto Maria si aspettasse. La gioia di Maria ha come sfondo una profonda umiltà e un senso profondo di gratitudine e riconoscenza. E’ una lode intima ma protesa all’umanità che indica la direzione della storia secondo il cuore di Dio, lodarlo significa schierarsi con i piccoli, credere che il mondo possa e debba cambiare. Ma quando e chi realizzerà il Magnificat? La domanda resta aperta e ci interpella, certo è che l’intervento di Dio non può rimanere confinato nel cuore e nel desiderio ma occorre che si manifesti nelle relazioni, nella vita comune e nella prospettiva futura. (Lc 1,39-56)

Ricordo perfettamente quando Pio xii proclamò il dogma dell’Assunzione in cielo della Vergine. Facevo la prima media, ma sapevo da tempo il senso della festa del 15 agosto. Ci era stato spiegato con il catechismo, inoltre era la festa della parrocchia nella quale avevo ricevuto i Sacramenti, e la cui piccola chiesa è intitolata appunto all’Assunta (dietro all’altare c’è tuttora l’omonima pala del pittore veneto Lorenzo Lotto). Avevo avuto addirittura una compagnetta di giochi di nome Assunta.
Ma, a parte questi dati personali, mi sembra importante un particolare inerente alla memorabile pronuncia del 1° novembre 1950. Pio xvii non dice “assunta in anima e corpo”, ma inverte: “corpo e anima”. Questo per ovviare ad ogni possibile interpretazione attenuativa, simbolica, spiritualizzante del dogma. Da allora questa verità di fede, alla quale peraltro il popolo di Dio aveva creduto da secoli e secoli, è lí inamovibile, intangibile, indiscutibile: chi non la accetta alla lettera è semplicemente fuori dalla fede cattolica.