Celebrare il mistero della Trasfigurazione nel cuore dell’estate è un modo per ricordare a noi stessi che ogni cambiamento, ogni cammino, ogni esodo della nostra vita può e deve diventare una tappa del nostro viaggio interiore verso la felicità. Non si tratta di una felicità qualunque e sicuramente non si tratta di una gioia facile e semplice. Come i discepoli, anche noi rischiamo di cedere all’estetismo della bellezza che ci viene rivelata e offerta: “È bello per noi essere qui”.
Ci basta percepire la bellezza? Bisogna che la luce di Gesù sia capace di toccarci fino a cambiarci veramente e radicalmente. Dobbiamo capire di quale bellezza si parla.
Ognuno di noi ha la responsabilità di cercare nel profondo del proprio cuore e della propria memoria un’esperienza di luce e bellezza che possa aiutarci a recuperare fiducia in noi stessi e negli altri, conducendoci come Chiesa all’unica cosa a cui deve sempre aspirare: il primato di Cristo.
“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.(Mt 17,5)
«Appena la voce cessò, restò solo Gesù» (Lc 9, 36). Mt 17, 1-9
