Mite ed umile. Sono le parole centrali del passo del vangelo di Matteo: a me fanno pensare ai piccoli ai bambini agli ultimi.
Il vangelo di oggi rivela la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli, gli ultimi. Lui voleva che loro incontrassero riposo e pace. Gesù invita a stare presso di Lui. È una nuova chiamata.
Il primo passo è quello di seguire come discepoli, il secondo è quello di entrare nella casa dell’amicizia. La sequela si traduce nell’intimità e nella condivisione. Gesù non si presenta solo come un Maestro che indica con sicurezza la strada, non comunica parole che rendono la vita più pesante, al contrario egli apre le porte a coloro che sono “stanchi e oppressi”, lui stesso è umile e mite, guarda con compassione a quelli che sono caricati di pesi che faticano a portare. Egli conosce il nostro cuore e sa quanto siamo fragili e quante volte la fatica diventa un peso che impedisce il cammino. Siamo tutti piccoli, ultimi.
L’incontro con Lui è sempre riposante. Che sollievo!
“Gesù dice che se andiamo da Lui troveremo ristoro: il «ristoro» che Cristo offre agli affaticati e oppressi non è un sollievo soltanto psicologico o un’elemosina elargita, ma la gioia dei poveri di essere evangelizzati e costruttori della nuova umanità. Questo è il sollievo: la gioia, la gioia che ci dà Gesù. È unica, è la gioia che ha Lui stesso.” (papa Francesco) (Mt 11,28-30)

Oggi mi sembra particolarmente importante la colletta, l’orazione che precede le letture. La Chiesa è richiamata a far sì che gli erranti che siano ben disposti trovino presentata in modo chiaro la verità che li attiri al ravvedimento. Al tempo stesso i Cristiani sono richiamati al dovere di non accettare tutto ciò che il mondo propone di contrario al nome cristiano. Entrambe le cose oggi non sono facili: malinteso senso di tolleranza e addirittura relativismo sono assai diffusi, e portano a superficialità e confusione.