Martedì 7 luglio

Il passo del Vangelo di Matteo di oggi ci mette davanti a un contrasto drammatico. Il male ci rende muti, capaci solo di rimuginare; Gesù, liberando l’indemoniato, gli restituisce la parola e la relazione. Eppure, davanti a questo miracolo, i farisei scelgono il cinismo: non potendo negare il bene, ne avvelenano l’intenzione. Che tristezza quando la religione diventa ideologia acida, incapace di gioire del bene altrui!
Ma è molto suggestiva anche l’immagine delle folle “stanche e sfinite, come pecore senza pastore”: stanchi di correre, sfiniti dalle performance che la società chiede, disorientati perché non sempre si sa di chi fidarci. Gesù non si arrabbia con questa umanità ferita, non la giudica: la ama, se ne fa carico.
Sarebbe bello, oggi, provare a vivere con lo stesso sguardo: meno giudizio, più spazio all’umano, più carezze per chi è stanco.

Mt 9,32-38

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