Ci sono gioghi nella nostra vita che ci tengono legati gli uni agli altri e ci permettono di andare dritti nel nostro cammino: senza deviare, senza sbandare, senza inerpicarci per vie non buone. Ci sono gioghi che ci rendono schiavi, che tolgono l’aria e l’entusiasmo, che appiattiscono l’esistenza rendendola scontata, più in balia degli eventi che capaci di contrastare ciò che ci accade. E ci sono gioghi che rendono liberi: è il giogo del Signore, che non insiste sulla legge da rispettare, ma sulla missione da compiere — l’amore.
È guardando a questa immagine che Gesù rende lode al Padre: perché la salvezza, che attraverso di Lui arriva, tocca primariamente chi sente di avere bisogno di Lui e di Lui soltanto. Il sentirsi piccoli e fragili, insignificanti e indifesi, e tuttavia accettare questa condizione perché consapevoli che quel giogo è portato con il Signore, è ciò che permette di sostenerla e di viverla con pienezza.
Con quale sguardo ci stiamo osservando mentre viviamo? Cerchiamo di farcela contando solo sulle nostre forze, assecondando i desideri della carne, della gloria, della forza? Oppure ci affidiamo a Colui che conduce questo giogo d’amore piano piano, lentamente, a più riprese, perseverando nella fatica ma andando lontano? Ecco l’immagine dell’asino biblico: umile, costante, fedele, capace di portare pesi e di andare lontano senza clamore.
Accogliere il giogo di Gesù significa accogliere la chiamata alla leggerezza e alla dolcezza di una vita che non è da vincere, ma da vivere in relazione con gli altri, e guardando a Lui che è la rivelazione del Padre.
