Domenica 28 giugno

In questo primo tempo d’estate le nostre comunità sono attraversate da tanti Grazie. La gratitudine è un’esperienza che ci coinvolge sempre: non deve e non può lasciarci indifferenti. È necessaria come l’aria. A chi non piace sentirsi dire “Grazie”? Nella serata finale del Grest, nella conclusione della sagra, nelle pizze di classe delle famiglie: ovunque risuonano grazie che ci ricordano che non tutto è dovuto, che la mia presenza, la mia parola, il mio servizio sono stati riconosciuti. Il grazie ha una funzione terapeutica: ci fa bene, ci rimette in relazione, ci fa sentire parte.
Guardando alla vicenda dei coniugi di Sunem nella prima lettura, vediamo che l’azione del dare ospitalità non passa senza lasciare traccia nella vita del profeta e di questi coniugi che si lasciano coinvolgere nella missione propria del profeta. Ecco, possiamo dire chè è proprio questo coinvolgimento che diventa la ricompensa e la gratitudine insieme… dire grazie significa dire che mi sento coinvolto nella tua vita.
Il Vangelo di oggi ci porta ancora più avanti. Gesù afferma che chi accoglie un discepolo, un profeta, un piccolo, accoglie Lui stesso. Ogni gesto di bene, anche un semplice bicchiere d’acqua, diventa luogo di incontro con Cristo. La gratitudine non è solo un sentimento: è una forma di discepolato, un modo concreto di riconoscere la presenza del Signore nella vita degli altri.
Così, ogni volta che diciamo grazie al Signore nella celebrazione domenicale, riconosciamo che Lui ci ha coinvolti nella sua vita. Il grazie che rivolgiamo a Dio non è ricerca di una ricompensa effimera, ma apertura a una ricompensa più solida e duratura: la comunione con Lui, la sua presenza, la sua vita che si intreccia con la nostra.
San Paolo ci ricorda che nel Battesimo siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo per camminare in una vita nuova. Il Battesimo è la grande parola di gratitudine che Dio pronuncia su di noi: tu sei prezioso ai miei occhi, tu sei mio figlio, tu appartieni alla mia vita. E noi, accogliendo questo dono, entriamo nella dinamica dell’accoglienza: accogliamo Cristo, siamo accolti da Lui, e impariamo ad accogliere gli altri come fratelli.
Ogni grazie che pronunciamo o riceviamo diventa un riflesso del Battesimo: un segno che la vita nuova donata da Cristo continua a scorrere, a generare relazioni, a costruire comunità. Perché nel Signore, ogni gesto di bene, ogni parola riconoscente, ogni ospitalità offerta o ricevuta diventa già coinvolgimento alla sua stessa vita.

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