Occasioni di Speranza

Gio 25/06/2026 Pagina: A4

Fede e società

Oggi a Roma la firma del testo frutto di un lavoro congiunto tra le diverse fedi presenti nel nostro Paese. «Insieme per rafforzare la coesione sociale»

Un patto tra le religioni per far crescere l’Italia «Voci di pace e dignità»

AGNESE PALMUCCI Roma

Un Patto tra i responsabili delle religioni presenti in Italia che «segna un punto di non ritorno », una svolta storica, un «unicum in Europa». Un documento condiviso per dire al Paese e al mondo che, anche in presenza di «forze esterne e interne» che tentano di dividere, loro non abbandoneranno «il tavolo del dialogo» per costruire la pace. Si è fatto portavoce dei leader religiosi, che stamattina alle 9.30 firmano un Patto comune per il dialogo all’Ara Pacis, il direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, don Giuliano Savina. L’evento di oggi a Roma è una tappa centrale del percorso iniziato nel 2023, con papa Francesco, nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, chiamato “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. L’obiettivo era una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. I leader delle religioni diffuse nel Paese hanno avuto, ogni anno, almeno un incontro in presenza nella sede della Cei e due confronti online, «con la metodologia della conversazione spirituale », spiega il coordinatore. La prima convocazione è stata promossa dalla Commissione episcopale per l’Ecumenismo e Dialogo proprio per provare a replicare con i leader religiosi le “conversazioni spirituali” del Sinodo. Il Patto, infatti, è «un tema che parte proprio dentro un contesto dialogico di ascolto profondo», aggiunge, «ed è ancora più rilevante che questi incontri siano stati vissuti dopo il periodo del Covid, dopo il 7 ottobre, nel pieno dei fatti di Gaza e delle vicende di guerra in Ucraina». La cosa interessante, sottolinea il sacerdote, è «che questa decisione non nasce da una semplice riflessione condivisa in tempi complessi» ma da «un contesto spirituale». L’accordo interreligioso, poi, arriva pochi mesi dopo la firma di un altro storico Patto, quello tra le Chiese cristiane in Italia, avvenuta a gennaio scorso a Bari, con i leader cristiani che si sono impegnati a collaborare per la pace, la giustizia sociale e la cura del creato. Invece oggi a sottoscrivere il documento, oltre alla Conferenza episcopale italiana, saranno l’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, l’Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia, la Sikhi Sewa society, l’Istituto Tevere, la Confederazione islamica italiana, la Comunità religiosa islamica italiana, l’Assemblea dei rabbini d’Italia, la Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia, il Centro islamico culturale d’Italia, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia, l’Unione induista italiana, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e l’Unione buddhista italiana. Neppure la scelta dell’Ara Pacis, come luogo della firma del documento, è stata casuale. Serviva un «luogo pubblico e significativo», proprio come l’altare fatto costruire come monumento alla pace dal Senato romano nel 9 a.C. Sottoscrivendo il Patto, «nato dall’ascolto di ciò che lo Spirito ha voluto dire attraverso la voce di tutti», spiega ancora don Savina, i leader scelgono di prendere «un impegno comune per promuovere la coesione sociale, il rispetto della spiritualità delle fedi e della dignità umana»,definendo in questo, attraverso il metodo del dialogo, la specificità della “via italiana”. Nel testo dell’accordo, che segna «un passaggio significativo nell’Italia pluriconfessionale e plurireligiosa», dopo un preambolo i responsabili delle religioni «condividono delle azioni» che «nascono dalla consapevolezza della situazione storica attuale e dalla storia delle diverse religioni», prosegue il direttore dell’Ufficio Cei. Un’“intesa”, dunque, che non ha nulla di teorico, anzi. Proprio a partire da questo Patto, anticipa il sacerdote milanese, i responsabili delle religioni stanno pensando di celebrare un primo “Simposio “ delle religioni che sono in Italia. «Questo vuol dire che ciascuna comunità dovrà essere consapevole di ciò che il proprio leader ha scritto e affermato nel Patto», aggiunge don Savina, «affinché gli impegni condivisi vengano assimilati e possa partire una progettualità di visione e di programmazione». Quello che ci si attende a partire dalla firma di oggi, dunque, è un lavoro capillare, che punta a coinvolgere dal basso nella costruzione della pace tutto il territorio italiano attraverso le attività delle comunità religiose. Certamente l’incontro tra realtà così differenti non è sempre semplice, specialmente in un momento come quello attuale. «Ma in nome di Dio, e grazie alla scelta strategica di un ascolto in profondità – racconta –, non può che nascere il superamento di ogni sospetto e l’accoglienza dell’altro nella piena fiducia di essere rispettati». Molto rilevante, infatti, è proprio il metodo che ha portato al Patto congiunto, che prevede anche una conoscenza corretta delle diverse tradizioni religiose. Nell’ultimo periodo, poi, è nato anche il «tavolo interreligioso dei giovani», prosegue il sacerdote, composto da “ambasciatori” nominati ufficialmente dalle diverse comunità, e che spesso partecipano anche agli incontri annuali con i leader religiosi. «I giovani stanno compiendo un cammino straordinario di conoscenza reciproca a partire, anche loro, dall’esperienza della conversazione spirituale», aggiunge, e «tutto questo è nato nel contesto del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei». Il tavolo interreligioso si è riunito anche durante il Giubileo dei giovani, organizzando un’esperienza ecumenica che ha coinvolto circa 500 ragazzi e ragazze di tutto il mondo e segnando anche qui una «tappa storica del cammino condiviso». Da oggi, dunque, prende ufficialità la volontà di collaborare con concretezza, a partire da ciò che unisce. « Posso testimoniare in prima persona l’entusiasmo che ho visto – conclude don Savina–, il desiderio di lavorare insieme e di dare un futuro a un processo con delle solide basi dialogiche». © RIPRODUZIONE RISERVATA Don Giuliano Savina / Siciliani

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