Sabato 20 giugno

“Perché dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” recitava il Vangelo di ieri. Oggi Gesù ci invita a non preoccuparci del cibo e dei vestiti ma a guardare i fiori e gli uccelli perché l’affanno per le cose materiali rischia di togliere ossigeno alle relazioni con i fratelli. L’egoismo dell’accumulo è la vera causa della povertà. Il voler costruire muri per difendere i nostri patrimoni si rivelerà una soluzione perdente perché soltanto con una redistribuzione equa della ricchezza si potranno evitare migrazioni e ingiustizie.
Soprattutto dobbiamo imparare a fidarci della Provvidenza di Dio e continuare a vivere e muoverci per realizzare il suo Regno qui oggi, nei nostri territori consapevoli che la vera ricchezza sta nell’amore che sapremo distribuire consapevoli di quanto ne riceviamo da Dio.

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Un commento

  1. Mi soffermo soltanto sugli ultimi due versetti del Vangelo di oggi. Quanta saggezza, anche a volerli considerare su un piano puramente umano! È chiaro che se nella società, nello Stato si perseguisse veramente la giustizia, automaticamente verrebbero tranquillità, concordia e anche maggiore benessere. Se poi la ricerca della giustizia fosse illuminata dall’aspirazione al regno di Dio, le cose andrebbero ancora meglio.
    L’ultimo versetto indica una via sicura per vivere meglio: la fiducia nella provvidenza del Padre per liberarsi dalle preoccupazioni del quotidiano, peggio se a queste si aggiungono quelle per il domani. “A ogni giorno basta la sua pena”: è diventato un proverbio, anche se pochi sanno che è una frase del Vangelo. Sembra quasi un versetto dell’Ecclesiaste (Quoelet), nella sua concretezza quasi terra-terra.

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