(At 15,1-6; Sal 121; Gv 15,1-8)
Spesso mi perdo in discussioni inutili su chi ha ragione o su come si dovrebbero fare le cose, rischiando di trasformare la fede in un peso o in un elenco di regole da seguire. È la stessa fatica che facevano i primi cristiani, divisi tra vecchie abitudini e novità. Ma Gesù oggi mi riporta a terra: non devo essere perfetto o fare tutto da solo, devo solo “restare”. Come un tralcio che vive solo se è attaccato alla vite, così io porto frutto solo se rimango collegato a Lui nelle piccole cose: quando ascolto un collega, quando ho pazienza a casa o quando affronto una potatura, quel momento difficile che mi costringe a cambiare. Senza questa linfa, ogni mio sforzo diventa secco e pesante. Oggi scelgo di non agitarmi per dimostrare quanto valgo, ma di lasciar scorrere la Sua vita dentro la mia.

Nel Vangelo di oggi c’è una frase che colpisce più di altre: “Senza di me non potere far nulla”. Si può certo ripercorrere la storia e trovare personaggi famosi che pur senza Cristo hanno grandi imperi o cambiamenti, ma finiti poi in nulla o, peggio, in tragici disastri. Ma non è necessario pensare a Napoleone o a qualcuno più recente. Anche nella nostra personale esistenza non sono mancati casi in cui senza chiedere l’aiuto del Signore abbiamo preso decisioni rivelatesi dannose o vane. Per non parlare della nostra presenza e opera nella comunità, nelle quali risulta ancor più evidente che senza Cristo non si combina o niente di buono o niente e basta.
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