Mercoledì 6 maggio


Spesso mi perdo in discussioni inutili su chi ha ragione o su come si dovrebbero fare le cose, rischiando di trasformare la fede in un peso o in un elenco di regole da seguire. È la stessa fatica che facevano i primi cristiani, divisi tra vecchie abitudini e novità. Ma Gesù oggi mi riporta a terra: non devo essere perfetto o fare tutto da solo, devo solo “restare”. Come un tralcio che vive solo se è attaccato alla vite, così io porto frutto solo se rimango collegato a Lui nelle piccole cose: quando ascolto un collega, quando ho pazienza a casa o quando affronto una potatura, quel momento difficile che mi costringe a cambiare. Senza questa linfa, ogni mio sforzo diventa secco e pesante. Oggi scelgo di non agitarmi per dimostrare quanto valgo, ma di lasciar scorrere la Sua vita dentro la mia.

(At 15,1-6; Sal 121; Gv 15,1-8)

2 commenti

  1. Nel Vangelo di oggi c’è una frase che colpisce più di altre: “Senza di me non potere far nulla”. Si può certo ripercorrere la storia e trovare personaggi famosi che pur senza Cristo hanno grandi imperi o cambiamenti, ma finiti poi in nulla o, peggio, in tragici disastri. Ma non è necessario pensare a Napoleone o a qualcuno più recente. Anche nella nostra personale esistenza non sono mancati casi in cui senza chiedere l’aiuto del Signore abbiamo preso decisioni rivelatesi dannose o vane. Per non parlare della nostra presenza e opera nella comunità, nelle quali risulta ancor più evidente che senza Cristo non si combina o niente di buono o niente e basta.

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