Domenica 3 maggio


Ascoltiamo spesso questa pagina del Vangelo durante le esequie. È una parola che sentiamo vicina quando ci viene a mancare una persona cara, perché è proprio in quel momento che Gesù aiuta i suoi – e noi – a guardare in faccia il distacco.
Gesù sta per separarsi dai discepoli e vuole prepararli. Non vuole che l’amicizia e l’amore vissuto vadano dispersi, né che il senso di abbandono prenda il sopravvento. Sappiamo bene cos’è quel sentimento: quando perdiamo qualcuno di importante, diciamo spesso che ci sentiamo “mancare la terra sotto i piedi”. Ci sembra che svanisca non solo la meta, ma il cammino stesso.
È proprio in questo vuoto che Gesù si rivela con un’espressione che per noi non è filosofia, ma un orientamento vitale: «Io sono la via, la verità e la vita». È come se dicesse: «In me rimane la sorgente della vita, la risposta alla vostra sete di verità e il sentiero per raggiungerla». Se teniamo lo sguardo fisso su di Lui, anche nella prova più dura, non resteremo smarriti.
Nel dolore, infatti, la tristezza si trasforma facilmente in paura. Per questo Gesù esordisce dicendo: «Non sia turbato il vostro cuore». In altre parole: non chiudetevi. La paura ci spinge a ripiegarci su noi stessi, facendoci perdere il gusto del vivere. Gesù, invece, ci rilancia verso la fiducia: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». È qui che la fede è chiamata a “scendere in campo”. Molte volte, davanti a un lutto, ho sentito dire: «Se non avessi avuto la fede, non so come avrei fatto». Sono parole che ascolto con immenso rispetto e che edificano anche me nel cammino di discepolo.
Questa stessa dinamica – passare dalla crisi alla fiducia – la ritroviamo nella Prima Lettura. La Chiesa nascente vive il suo primo grande problema organizzativo: le necessità sono tante, gli operai pochi. C’è il rischio che il servizio della carità verso i poveri venga trascurato.
Ma guardate come reagiscono: invece di cercare un colpevole o piangersi addosso, fanno un vero “sinodo”. Invocano lo Spirito e inventano un cammino nuovo, istituendo il ministero dei diaconi. Se si fossero lasciati bloccare dalla paura o dalla chiusura, non avrebbero trovato una soluzione. Questo è un annuncio gioioso per la nostra comunità di Padova: quando sorge un problema, non dobbiamo chiuderci, ma cercare strade nuove animati dallo Spirito. Siamo chiamati, come dice la Seconda Lettura, a diventare “pietre vive” per costruire insieme l’edificio della comunità.
Il Vangelo si chiude con una promessa potente: «Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi». Gesù ci consegna una fiducia immensa. Non si tratta di sopravvalutare le nostre forze, ma di renderci disponibili. Se ci fidiamo di Lui, possiamo collaborare alla sua opera e superare ogni paura.

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