La contrapposizione tra mercenario e il pastore è la contrapposizione che possiamo sentire noi tra chi guarda al proprio interesse e chi all’interesse dell’altro. Ci preoccupa la crisi delle vocazioni al ministero ordinato, ma non che sia meno preoccupante la vocazione al matrimonio oppure la vocazione alla santità. Gli scenari mondiali che ogni giorno ci vengono proposti, sono di tornaconti personali e derive di ogni tipo, rivalse, pretese, diritti e spesso non doveri… credo che nella logica del pastore buono tutto questo non esista perché le pecore docili alla sua parola, nell’ascoltarlo, nell’affidarsi, nel seguirlo trovano la strada giusta.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si definisce letteralmente il «pastore bello». L’espressione indica un pastore perfetto, autentico, esemplare, in quanto è pronto a dare la vita per le sue pecore, manifestando così l’amore di Dio.
Papa Leone nel suo messaggio per la 64 esima giornata di preghiera per le vocazioni dice: “Per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o criteri estetici: occorrono contemplazione e interiorità. Solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo può dire con fiducia: “Mi fido, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza”. E la cosa più straordinaria è che, diventando suoi discepoli, si diventa a propria volta “belli”: la sua bellezza ci trasfigura”.
Il teologo Pavel Florenskij: l’ascetica non crea l’uomo “buono”, ma l’uomo “bello”. Il tratto che contraddistingue i santi, infatti, oltre alla bontà, è la bellezza spirituale luminosa che irradia da chi vive in Cristo.
Come comunità dobbiamo impegnarci sempre di più nel creare contesti favorevoli affinché il dono della vocazione possa essere accolto, nutrito, custodito e accompagnato per portare abbondante frutto. Solo se i nostri ambienti splenderanno per fede viva, preghiera costante e accompagnamento fraterno, la chiamata di Dio potrà sbocciare e maturare, diventando strada di felicità e salvezza per ciascuno e per il mondo.
Così ogni scelta anche la più semplice o apparentemente complessa non dobbiamo mai dimenticare di farla passare da quella porta, “Io sono la porta delle pecore”. Dove può respirare di vita abbondante!
IV domenica di Pasqua

Grazie, condivido questa riflessione, ma ci si deve confrontare sempre con la nostra umanità e fragilità, nella consapevolezza che Gesù ci sarà sempre accanto .