Domenica 19 aprile – 3° di Pasqua

Di che cosa sono fatti i nostri discorsi? Voglio dire: quando ci incontriamo, che cosa ci diciamo veramente?
A volte ho l’impressione che scivoliamo troppo spesso nel lamento o nella giustificazione. Ci lamentiamo perché c’è sempre qualcosa che non va, qualcosa che manca, o perché la salute degli altri ci sembra sempre migliore della nostra. Oppure ci giustifichiamo: «Io non posso farci niente», «Non sono bravo come tizio o caio…». È la tentazione di chi sceglie di restarne fuori, di chi decide che, in fondo, non ne vale la pena.
Sembravano abitati da questo spirito anche i due discepoli in uscita da Gerusalemme: i loro erano discorsi stanchi, già fatti, che non aggiungevano nulla di nuovo. Erano parole ripetitive, che non accendevano in nessuno il desiderio di fermarsi ad ascoltare. Finché restiamo immersi in questo stato, ogni cambiamento sembra impossibile: siamo come incatenati dentro un pensiero che non ci lascia liberi né di pensare, né di agire.
Proprio lì Gesù si avvicina, ma loro non se ne rendono conto. All’inizio resta un passo indietro. È il viandante che si fa prossimo esattamente dove ci troviamo. Il Signore fa così con noi: cammina al nostro fianco, o alle nostre spalle, senza farsi riconoscere subito. Spesso non lo percepiamo, ma Lui è lì.
E mentre cammina con loro, Gesù li scuote. Non usa carezze, ma parole forti: li chiama «stolti e tardi di cuore». È un rimprovero che non vuole offendere, ma risvegliare. Gesù usa ogni mezzo per scuoterci dal torpore, offrendoci la possibilità di capire dove siamo e che cosa dobbiamo cambiare. Poi inizia la sua “lectio”: spiega loro le Scritture. La Lectio Divina è proprio questo: ascoltare con calma, immedesimarsi, lasciarsi provocare e, infine, lasciarsi spingere all’azione. È lo strumento più bello che abbiamo per abitare la Parola.
Infine, Gesù fa nascere in loro un desiderio: fa finta di andare oltre. Li lascia nella loro libertà perché possano accorgersi di quel calore che già sentivano nel petto e decidano di esporsi, chiedendogli: «Resta con noi». Nel momento in cui i loro occhi si aprono e lo riconoscono, Lui scompare. Si nasconde di nuovo per permettere a loro di ripartire da se stessi, ma con un cuore nuovo. Ora sono diventati veri discepoli, secondo quella legge dello Spirito per cui prima si ama, e solo dopo si capisce di aver amato.
“Questa settimana, proviamo a fare attenzione alle prime tre frasi che diciamo quando incontriamo qualcuno: sono parole che aprono una speranza o sono il solito lamento che chiude la porta al viandante che ci cammina accanto?”

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