Domenica della passione del Signore
Dopo il chiasso festoso della folla che acclama il suo Messia, nel brano che apre la processione delle Palme, è il tempo del silenzio.
Silenzio dell’uomo, di fronte alle meraviglie compiute da Gesù, silenzio di fronte alle verità scomode del Vangelo, di fronte alla Parola di Gesù detta con autorità. Silenzio di Gesù difronte alle domande ipocrite, pretestuose, di fronte a chi vuole avere la meglio. Il silenzio di Dio… mi colpisce questo silenzio. Attorno al crocifisso c’è un vociare di chi passa, di chi guarda, di chi assolve il proprio compito di aguzzino, i ladroni. Tutti parlano di Lui e contro di Lui. Tutti parlano del Crocifisso! Solo una frase: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”. Qui sta tutta la forza dirompente del Vangelo. Questo è il movimento rivoluzionario. Qui il silenzio di Dio è toccato anche dal Crocifisso. Qui il silenzio di Dio diventa fede, abbandono, diventa rivelazione del punto più alto dell’amore di Dio.
“Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori”. (Isaia 53,7).
Dio parlerà… parlerà in modo altro, parlerà dopo, dando prova con la resurrezione.
In questa settimana, nella nostra vita, lasciamo parlare il silenzio. Più eloquente di tante parole.
