“Signore Gesù, come hai fatto a guardare così quella donna?”
È la domanda che mi nasce nel cuore ascoltando questo Vangelo.
Perché quella donna non è semplicemente una figura del passato. Non è solo una storia edificante. Quella donna siamo noi. È una donna che va al pozzo a mezzogiorno. Quando fa caldo, quando nessuno va. È una donna che probabilmente ha imparato a vivere evitando gli sguardi degli altri. Perché quando uno si sente sbagliato, quando uno si sente ferito, quando uno ha addosso il peso della propria storia… la cosa più facile è nascondersi.
E invece tu, Gesù, sei lì. Tu la stai aspettando.
Questo è il primo scandalo del Vangelo: Dio prende l’iniziativa. Dio ci precede sempre.
Non è la samaritana che cerca Gesù. È Gesù che cerca lei. “Signore Gesù,
come hai fatto a fermarti proprio lì, nel punto più fragile della sua vita?
Tu non inizi parlando del suo peccato. Tu inizi parlando della sua sete. “Dammi da bere”.
È impressionante: Dio che chiede da bere a una donna.
Il cuore dell’uomo è fatto di desiderio infinito. Dentro ciascuno di noi c’è una sete che nessuna cosa riesce davvero a colmare.
Una sete di essere amati. Una sete di essere guardati. Una sete di felicità.
E tutta la nostra vita è il tentativo — spesso confuso — di rispondere a questa sete.
La samaritana aveva sete. Ma cercava di dissetarsi dove poteva.
Cinque mariti. Relazioni che promettevano qualcosa e che poi lasciavano più vuota di prima. Ma se siamo sinceri, questa non è forse anche la nostra storia?
Signore Gesù, anch’io ho sete.
Ho sete di bene. Ho sete di una vita vera. Ho sete di essere amato senza dover dimostrare qualcosa.
Eppure quante volte anch’io bevo acqua che non disseta. Cerco la mia consistenza nel giudizio degli altri. Cerco di riempire il vuoto con mille distrazioni. Cerco di salvarmi da solo. Ma ogni volta ritorna la sete.
Ed è qui che tu mi apri gli occhi dicendomi: “Se tu conoscessi il dono di Dio…”
Come a dire: il problema non è la tua sete. Il problema è che non sai ancora chi ti sta parlando. Il cristianesimo nasce esattamente qui.
Non nasce da uno sforzo morale. Non nasce dal fatto che diventiamo più bravi.
Nasce da un incontro. Dalla scoperta che c’è Uno che ci guarda con una verità e una misericordia più grandi del nostro peccato. Signore Gesù, la verità è che a volte il tuo sguardo mi spaventa. Perché il mio peccato mi fa pensare che io non possa essere davvero amato così. Mi fa pensare che prima devo aggiustarmi, migliorarmi, sistemarmi…
Ma tu non fai così. Tu guardi quella donna prima che cambi vita. E proprio quello sguardo le ridà la dignità perduta. Tu sei qui.
E continui a dirci la stessa cosa che hai detto a quella donna: “Io sono l’acqua viva”.
Forse la cosa più vera che possiamo chiederti oggi è semplicemente questa:
Signore, non lasciarmi scappare dal tuo sguardo. Fammi incontrare davvero te.
Perché solo tu conosci fino in fondo la mia sete. E solo tu puoi dissetarla. Riportaci a quel primo incontro che ci ha fatto scoprire che tu sei la risposta alla sete del cuore.
Perché l’unità non nasce dallo sforzo di metterci d’accordo.
Nasce quando torniamo tutti a bere alla stessa acqua viva che sei tu.
Signore Gesù, insegnaci a riconoscerti presente nella nostra vita, nella Chiesa, nella compagnia che ci hai dato. E fa’ che anche noi, come la samaritana, possiamo dire al mondo non le nostre idee, ma una cosa sola: “Venite a vedere un uomo”.
