Libertà di scegliere, di allontanarsi, di sbagliare, di ritornare sui propri passi e trovare il Padre a braccia aperte, pronto ad accoglierti e a fare festa. Che meraviglia sapere di essere attesi e che sfida per noi cercare minimamente di assomigliare a così tanta misericordia!
Il rischio è forse quello di essere invidiosi di chi è accolto con amore. Senza capire che noi di quell’amore siamo circondati ma solo se ci sentiamo figli e non servi.Lc. 15,1-3 11-32

Sul carattere e significato sublimi della parabola “del figliol prodigo”, o per meglio dire “del padre misericordioso” io, nella mia modestia, non posso aggiungere niente.
Mi permetto solo di aggiungere una cosa, che mai ho sentito in alcuna omelia. Per il giovane, pur accolto e abbracciato dal padre, non sarà tuttavia tutto come prima. Lui la sua metà di eredità l’ha già avuta (e dissipata): d’ora in poi dovrà vivere solo del suo lavoro quotidiano. E poi c’è da sperare che il padre abbia fatto in tempo, prima di morire, a intenerire l’animo chiuso ed egoista del figlio maggiore, perché in caso contrario la condizione del minore non sarà buona. Detto fuori parabola: pur perdonati dal Padre, le conseguenze del peccato (la pena di cui parlava il vecchio Catechismo) rimangono, e si devono scontare; e, per quello che se ne sa, la permanenza in Purgatorio non è un soggiorno di villeggiatura!