Dove hai posto il tuo cuore? La liturgia di oggi ci pone una domanda decisiva: su chi poggia la nostra fiducia? Sulla forza umana o su Dio? Sul possesso o sulla misericordia? È una Parola che illumina il presente e apre lo sguardo sull’eternità.
Il profeta Geremia è diretto: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… Benedetto l’uomo che confida nel Signore». Non è un invito a diffidare degli altri, ma a non assolutizzare ciò che è fragile. Chi si appoggia solo alle proprie sicurezze è come un arbusto nel deserto, incapace di vedere il bene quando arriva. Chi confida nel Signore, invece, è come un albero piantato lungo l’acqua: non teme quando viene il caldo, non smette di produrre frutto. La differenza non è nelle circostanze esterne, ma nella radice. Il Salmo 1 riprende la stessa immagine: due vie, due esiti. L’uomo che si lascia guidare dalla Parola è stabile, fecondo. L’empio è come pula dispersa dal vento. La vita non è neutra: è orientata dalle scelte interiori.
Nel Vangelo secondo Luca, Gesù racconta la parabola del ricco e di Lazzaro. Non è una condanna della ricchezza in sé, ma dell’indifferenza. Il ricco non è descritto come violento o ingiusto: semplicemente non vede. Ogni giorno passa accanto al povero senza lasciarsi toccare. Lazzaro, invece, è povero, piagato, dimenticato dagli uomini, ma non da Dio. Alla fine, ciò che sembrava successo si rivela vuoto, e ciò che appariva sconfitta diventa consolazione. Il punto non è la sorpresa finale, ma la cecità presente. Il ricco aveva già “Mosè e i Profeti”. Aveva la Parola. Ma non l’ha ascoltata.
Geremia parla di fiducia. Il Salmo di radici. Gesù di sguardo. Dove è radicato il nostro cuore? In ciò che passa o in ciò che resta? La fiducia in Dio genera uno sguardo capace di vedere chi soffre.
Oggi la Parola ci invita a scegliere dove porre la nostra sicurezza. Solo un cuore radicato in Dio sa riconoscere il fratello e vivere secondo la verità che non passa.

Impressionante l’ultima frase del vangelo di oggi: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non si convertiranno neppure se vedessero uno resuscitato dai morti”. Difficile pensare che a Gesù nel pronunciarla non sia venuto in mente che la cosa si sarebbe realizzata con lui stesso. Già ai tempi di Gesù tanti, per vedendo i miracoli, non credettero, risurrezioni comprese; anzi quella di Lazzaro contribuì alla determinazione di mettere a morte Gesù. Comunque la cosa è perdurata in tutti i tempi, e permane salda ancor oggi: chi non vuol credere, non crede neppure davanti ai più straordinari miracoli.
Mi é piaciuta la tua riflessione che condivido solo un cuore radicato in Dio sa riconoscere il fratello e vivere secondo la verità che non passa. Nei tempi che stiamo vivendo ci sono tante persone che hanno la vista annebbiata