In questi giorni mi accorgo di quanto sia facile perdermi tra parole vuote, notizie che confondono, giudizi affrettati. Eppure dentro sento che qualcosa mi abita: una luce discreta che mi aiuta a riconoscere ciò che è vero. Non sempre la seguo, ma quando mi fermo la riconosco. Mi consola sapere che Dio non è rimasto lontano: è entrato nella nostra storia, ha preso carne, tempo, fragilità. Non mi chiede di capire tutto, ma di restare nella luce, anche quando attorno c’è buio. E con questa consapevolezza ringrazio per questo anno appena trascorso e mi preparo ad accogliere il nuovo con la fiducia di chi si sente amato.
(1Gv 2,18-21; Sal 95; Gv 1,1-18)

Non è il caso che io mi addentri a commentare non dico tutto, ma nemmeno qualche punto dell’immenso Prologo del Vangelo di s. Giovanni.
Prendo invece la seconda lettura, dalla I lettera di s. Giovanni. Tema è l’Anticristo, o meglio gli Anticristi, dichiara aveva già parlato non solo s. Paolo, ma anche Gesù stesso, chiamandoli “falsi profeti”. Oggi ne è pieno il mondo, basta guardare i cosiddetti “social” e i banchi e vetrine delle librerie. Tanti anni fa mons. Arcangelo Rizzato li definiva “gli aiutanti di battaglia del Demonio”. Cominciano col separare Gesù da Cristo, con il proporre pseudo-analisi storico-esegetiche, affermando o insinuando la fondatezza di cose che loro o altri hanno ipotizzato, ma negando la storicità del Vangeli. E questo è particolarmente pericoloso nel nostro tempo, nel quale la conoscenza e la formazione religiosa in molti sono gracili, per non dire assenti.