“Il Natale mi dice che Dio si è inabissato in una carne, la parte più debole di me. Dio si è incarnato, ha fatto casa nel mio corpo. Il mio corpo, la mia carne è abitata da Dio … Dio ha la sua casa in chi lo accoglie, in chi lo lascia entrare, in chi ha una cella in cui farsi discepolo del maestro. E se Dio entra nella tua casa ti insegna a fare casa. La misura in cui io colgo una presenza di Dio dentro di me è il modo in cui io faccio casa agli altri”! (da ‘Come brezza leggera’ di don Cristiano Bortoli)
Buon Natale di nascita e di riscoperta del sogno di Dio Padre su ciascuno di noi!
(Gv 1, 1-18)

Un paio di mesi fa su un “social” molto noto è apparso un sondaggio: quale festività preferireste che venisse abolita. Il risultato è stato, almeno per me, sorprendente: il Natale. (Io pensavo che una festa fondata su un bambino che nasce potesse essere gradita praticanente da chiunque). Naturalmente la maggioranza di coloro che esprimevano tale “preferenza” erano persone che o si dicevano indifferenti a qualsiasi religione o specificamente ostili al Cristianesimo o alla Chiesa. Ma non mancava una minoranza non trascurabile di persone che si dicevano credenti o addirittura praticanti. La ragione che adducendo era essenzialmente questa. Rendendo il Natale giorno non festivo lo si libererebbe delle sovrastrutture profane, consumistiche, materialistiche che lo snaturano e che distraggono dal doveroso raccoglimento; i veri credenti troverebbero comunque il tempo per il raccoglimento e anche per la santa messa. Io non sarei d’accordo. Se un fedele vuole vivere il Natale temperare senza farsi prendere da una allegria che ritiene eccessiva e superficiale, non ha che porsi ogni tanto questi due pensieri: che cosa fosse venuto a fare in questo mondo il Bambino che è nato; che cosa lo attendeva meno di quarant’anni più tardi.