«Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno».
È l’attesa di uomini e donne che invocano un mondo diverso, che sperano disperatamente, che auspicano la liberazione dal male.
Siamo sordi all’Amore e ciechi alla Luce ma sotto l’apparente incapacità di ascoltare e di vedere guardiamo ad un Eden perduto, imploriamo di ripartire, di ricominciare ispirati da una voglia di riscatto che sa di Magnificat e di conversione.
Ascolta Signore i profeti che non hanno paura di annunciare e di denunciare. Insegnaci la giustizia, la tua giustizia e insegnaci l’Amore.Is 19 27-24

Da tempo i miracoli raccontati dal Vangelo non godono, da più parti, diciamo, di buona stampa. “Sono una cosa secondaria”, “Sono in maggioranza narrazioni per esprimere un concetto morale non direttamente accessibile alle persone semplici di quei tempi”, “I miracoli ci sono in tutte le religioni” e altro.
I miracoli invece sono fondamentali: sono il mezzo con cui Gesù apre la strada al riconoscimento della sua divinità. Come avrebbe potuto incominciare? Proclamando: “Io sono il Figlio di Dio”? Chi gli avrebbe creduto, o non l’avrebbe preso per pazzo o bestemmiatore? O predicando un astratto e “spirituale” annuncio (kerygma)? Chi lo avrebbe seguito? Invece Gesù comincia con i miracoli, che parlano chiaro agli occhi dei presenti e alle orecchie di coloro a cui questi riferriranno (a cominciare dai miracolati stessi, pur disobbedienti alla proibizione di Gesù di dare troppa risonanza al fatto). Per di più il Maestro mette anche i discepoli in conduzione di operare miracoli!
Partendo dai miracoli, la fede si affermerà: qui nei due ciechi è fede solo nella capacità di Gesù di operare il miracolo, poi verrà il resto.
Condivido totalmente quanto scritto on questa riflessione