Domenica 16 novembre

È giusto o meno sapere il giorno in cui tutto finirà? Il silenzio di Gesù potrebbe dirci che non è importante sapere il giorno e l’ora (Mt 25,13), ma essere consapevoli che ciò che accadrà dopo la morte è legato alla vita che avremo vissuto fino a quel momento. Quest’ultimo discorso che Gesù pronuncia prima della passione sembra dipingere un quadro cupo, ma il messaggio che lascia è di grande speranza. Gesù, parlando delle distruzioni, delle guerre, delle epidemie, è come se ripercorresse il cammino di tutta l’umanità. È come se Lui ci dicesse: “Dio questa storia la abita, non se ne va, non è indifferente, è sempre presente nei diversi momenti della storia, sia universale sia personale”.
Infatti Gesù parla anche della nostra vicenda umana; anche nel nostro cuore ci possono essere sconvolgimenti: contrarietà, tradimenti e odii che possono insorgere persino all’interno dei gruppi familiari e della cerchia di amici. Tuttavia il Signore dà coraggio, ci invita a non lasciarci paralizzare dalla paura di eventi e persecuzioni, perché siamo totalmente nelle sue mani e quindi «nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto» (Lc 21,18). Ci donerà parole e atteggiamenti giusti e, qualora dovessero mancare in noi le parole, basteranno la perseveranza e l’esempio di una vita vissuta secondo il Vangelo.

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