Venerdì 14 novembre

«I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento (…..). Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce (…)». Non c’è bisogno di parole: tutto parla della gloria di chi ha sapientemente composto il mondo, pezzo dopo pezzo, come un mosaico che ha bisogno di ogni tassello e di un maestro che lo compone e che assembla l’opera finale.
Non serve sempre spiegare le cose: spesso il nostro linguaggio è superfluo, altre volte non è diretto e mira soltanto a persuadere senza arrivare al nucleo vero, vitale, generativo del messaggio. Siamo chiamati a contemplare: i cicli naturali e tutti i viventi parlano da soli dell’opera creatrice del divino amore e tutto profuma dell’origine e del parto iniziale che ha generato il mondo.

dal Sal (18-19)

Un commento

  1. Perché i discepoli comprendano quello che sta per dire, Gesù richiama due fatti biblici che essi conoscevano bene: il diluvio e la punizione di Sodoma e Gomorra. In entrambi i casi quanti la sorpresa fu terribile e i disperati tentativi di salvarsi inutili; più vane ancora le velleità di salvare o recuperare beni materiali. Analogamente avverrà alla fine dei tempi. Da più luoghi della Scrittura emerge che la fine dei tempi sorprenderà uomini ancora in vita. Che taluno “sarà preso, altri lasciato” non dipenderà certamente dal caso, ma dalle scelte, dalle opere di ciascuno, secondo il discernimento del Figlio dell’Uomo, cui il Padre ha demandato ogni giudizio. Egli apparirà giudice in tutta la sua potenza e maestà, e come Verbo incarnato, con i segni fisici della passione, con la quale ha portato la salvezza.

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