Domenica 9 novembre

Οggi Gesù entra nel tempio non come spettatore e neppure come un devoto distratto, ma come un figlio indignato, scandalizzato nel vedere la sua casa trasformata in un mercato. Me lo immagino con lo sguardo che si accende e le mani che sferzano; improvvisi e potenti sono i suoi gesti: tavoli rovesciati, monete che rotolano a terra, colombe che volano via. Potrebbe sembrare violenza cieca, ma è invece passione per ciò che è autentico e che è stato degradato. Porta aria in quel tempio Gesù, porta il suo respiro puro, vero, originario: libera lo spazio sacro dalle logiche del calcolo; ribalta i nostri compromessi; ci ricorda che tutto ciò che è sacro non si compra e non si vende. È gratis, come l’amore del Padre. Gesù fa spazio, riapre tutti i varchi, ogni più stretto passaggio affinché l’incontro con Dio non sia filtrato dal denaro, dal potere, dal possesso e non sia più sottomesso alle nostre logiche economiche. Libera Dio dalle gabbie in cui lo abbiamo chiuso, anche la gabbia fatta dalle mura di un tempio, di una cattedrale, di una chiesa. Dio è il vento che non si lascia intrappolare. E così le pietre diventano inutili, anche quelle che ci sono volute per costruire il tempio in tutto il suo splendore. Basta un corpo, fragile e amato, fatto di carne e di storia. È quello il suo tempio, il nido in cui raggiungerlo; la porta del sacro è il luogo dove batte la vita con il suo pulsare, è quello lo spazio in cui incontrarsi. Oggi Gesù ci rende custodi dell’intoccabile, dell’infinito: ci chiede di rovesciare i tavoli che ingombrano il nostro cuore, perché anche la nostra vita, il nostro cuore, la nostra società possono diventare un mercato dove tutto si compra e tutto si vende: affetti, amicizie, corpi ridotti a oggetti di scambio. Il gesto di Gesù, quel suo scagliarsi contro, ci ricorda invece che c’è qualcosa di non negoziabile, che in noi esiste un luogo da difendere e da liberare. Un luogo dove il finito e l’infinito si toccano. Sacro è tutto ciò che dovrebbe restare inviolabile: collocato, cioè, un po’ più in alto del resto delle cose, per fare in modo che non si sciupi, che non si degradi. Solo così il nostro cuore diventa il vero tempio dove la vita viene rispettata, difesa, onorata. Celebrata. “Nella vita, capite, non c’è gran scelta: o marcire o ardere”. (J. Conrad). don Luigi Verdi

Ez 47,1-2.8-9.12; Sal 45; 1Cor 3,9-11.16-17; Gu 2, 13-22

Un commento

  1. E’ significativo che oggi la liturgia faccia prevalere sulla normale domenica la Dedicazione della Basilica lateranense. Confesso che ogni volta che vado a Roma faccio il possibile per fare una visita a questo tempio: Cattedrale di Roma, Mater et caput omnium ecclesiarum, madre e capo di tutte le chiese del mondo. La grandiosa e splendida facciata di Francesco Borromini è degna di tanta sacrale maestà, e contribuisce a rendere emozionante l’entrare. In s. Giovanni sono sepolti diversi Pontefici, tra i quali i grandissimi Innocenzo III e Leone XIII.
    E’ giusto che oggi la Chiesa festeggi la sua cattedrale, segno materiale e visibile della sua grandezza e della sua unità.

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