L’affermazione di Gesù, che troviamo oggi, è la amara constatazione della scelta del giovane ricco. Il Signore già a suo tempo aveva dettato a Mosè: ”non avrai altro dio all’infuori di me”. Fare della propria ricchezza il nostro bene più importante e lasciarsi condizionare dal suo possesso, è idolatria. Assorbe tutto di noi e tende a escludere gli altri, ci isola dagli altri e questo è incompatibile con l’appartenere al Regno d’amore del Padre. Gesù non condanna il possesso di beni, ma quello che ci può far diventare. Ci vuole far uscire da una logica mercantile: io faccio questo, ti do questo e tu cosa mi dai? Non è pensabile dare un prezzo alla vita che Gesù offre, né pensare di superare il Signore in generosità.

Oltre che con l’episodio del giovane ricco anche qui Gesù viene sul concetto che le ricchezze sono obiettivamente di ostacolo alla salvezza. La domanda di Pietro “e allora chi potrà salvarsi?” può sembrare strana, e può spiegarsi solo tenendo presente che che tra gli apostoli non pochi, tra i quali l’interessato Pietro, erano se non ricchi quanto meno benestanti. La risposta di Gesù è in linea con quanto ha detto prima: infatti non risponde “certamente si salvano molti non ricchi”, ma dice che nulla è impossibile a Dio. In pratica che uno ricco si salvi è effettivamente difficile, tant’ è vero che per la sua salvezza ci vuole un intervento diretto di Dio. E la storia conferma questo: ci sono santi che venivano da famiglie ricche o addirittura ricchissime, principi, re, imperatori. Ma comunque occorre il distacco dai beni (” e noi che per seguirti abbiamo lasciato…”), e anche dagli affetti terreni.