Oggi 14 agosto ricordiamo S. Massimiliano Kolbe, fra i primi ad essere stato beatificato e poi canonizzato fra le vittime dei campi di concentramento nazisti.
S. Giovanni Paolo II ha detto che con il suo martirio egli ha riportato «la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo». E nell’omelia della Messa di canonizzazione spiegò: «Massimiliano non morì, ma “diede la vita… per il fratello”. V’era in questa morte, terribile dal punto di vista umano, tutta la definitiva grandezza dell’atto umano e della scelta umana: egli da sé si offrì alla morte per amore. E in questa sua morte umana c’era la trasparente testimonianza data a Cristo: la testimonianza alla dignità dell’uomo, alla santità della sua vita e alla forza salvifica della morte, nella quale si manifesta la potenza dell’amore». Leggendo il Vangelo di Matteo è chiaro che il perdono è salvifico: “sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”.
Senza la legge del perdono allontaniamo Dio dal nostro mondo e facciamo spazio ad un regno di odio, di divisioni e di violenze. Diventiamo indegni dell’altare se non premettiamo la piena riconciliazione. Dobbiamo giungere con la forza dell’esperienza e della grazia a gustare la gioia del perdono, a vivere le nostre feste come riconciliazione con Dio e con i fratelli per stabilire tra noi stabilmente la civiltà dell’amore.
