I discepoli, vedendo Gesù camminare sulle acque, lo scambiano per un fantasma, dimostrando la nostra difficoltà ad accogliere la Sua presenza nelle tempeste della vita. Le difficoltà ci sono familiari, ma la Sua presenza ci spaventa. Ecco allora l’importanza dell’invito alla riflessione che leggo nella frase “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Non lo leggo come un rimprovero. In fondo Pietro ha mostrato una fede audace anche solo per il fatto di scendere dalla barca in mezzo alla tempesta, ma nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù si sente travolto dal vento contrario ed inizia ad affondare. Questo mi fa capire che proprio nelle difficoltà della vita il mio sguardo deve rimanere fisso su di Lui. Solo così potrò camminare sulle acque e capire che non è un fantasma ma un amico su cui posso contare!
Mt 14,22-36

Il Salmo che la liturgia di oggi propone altro non è che il famosissimo “Miserere”. Il re Davide lo compose – com’è noto – per chiedere perdono a Dio del suo peccato: aveva mandato a morire un suo ufficiale per averne la moglie Betsabea. La composizione è di un livello poetico tale, che del peccato del suo autore vien da dire “felice culpa”, cioè che se Davide non lo avesse commesso, oggi noi non avremmo il Miserere. Di esso ha fatto un magistrale momento il cardinale C. M. Martini.