La madre di Giacomo e Giovanni è la classica mamma che aspira al massimo per i suoi figli, e farebbe qualsiasi cosa per facilitare il loro successo. Va notato che a loro questo non sembra dispiacere. Sulla scia dell’iniziativa della madre, non si tirano indietro, mostrandosi ansiosi di cogliere l’occasione per crearsi buone opportunità per l’aldilà. Questo atteggiamento crea antipatie e gelosie, portando discordia nella comunità. Ma Gesù tronca sul nascere questa dinamica, e spiega cosa vuol dire essere primi: significa servire, mettere la propria vita a disposizione. Grazie a tutti coloro che seguendo Gesù ci testimoniano, con le loro scelte, questo suo insegnamento.

Il “ministero dello Spirito”, cioè il ministero apostolico, al quale s. Paolo è stato chiamato dal Padre (Galati, 1, 15) attraverso Gesù, è per l’Apostolo un tesoro prezioso custodito in “vasi di creta”, cioè affidato a una creatura umana con tutte le sue debolezze: e questo perché risaltino non i meriti di questa (lo stesso Paolo, in questo caso), ma la potenza è la gloria di Dio. Ed è a Dio che vanno i ringraziamenti di tutti coloro che dall’opera dell’Apostolo hanno tratto beneficio di salvezza.
È chiaro che tutto questo ragionamento di s. Paolo vale per tutti coloro che dal vertice alla più umile base sono impegnati nella custodia e nella diffusione del Vangelo: cosa cui recentemente in un paio di occasioni ha alluso sua Santità Leone XIV.