Mercoledì 16 luglio

(Es3,1‑6.9‑12 ; Mt11,25‑27)

Un commento

  1. L’episodio del roveto ardente è basilare non solo nella storia delle religioni, ma anche in quella del pensiero filosofico. È vero che già Abramo aveva avuto un rapporto diretto con Dio, ma Questi si era presentato come persona, superiore e o nnipotente; invece con Mosè Dio si presenta nella sua trascendenza, identificandosi con l’Essere: “Io sono”. E attorno all’Essere, da identificarsi con Dio o meno, ruoterà tutto il pensiero occidentale, da Parmenide ad Heidegger.
    Dopo la guerra invece della pace e il castigo peggiore di quello di Sodoma ecco un passo evangelico rassicurante, quasi gentile. “Gesù è mite e il suo giogo è leggero”. Come mai allora vediamo che seguire Cristo appare cosa non frequente, come invece ci si aspetterebbe, e anche tra coloro che cercano di seguirlo molti sono quelli che ritengono che ciò sia cosa difficile? La prima forza che impedisce di seguire Cristo è certamente l’orgoglio, poi ci sono il pregiudizio e l’ignoranza. Per quanti invece troviamo difficile seguire Gesù e addossarci il giogo che Egli pur definisce leggero, le cause possono essere la sopravvalutazione di cose terrene accessorie e una insufficiente fiducia nel Suo aiuto.

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