Il vangelo d’oggi collega il giorno del giudizio alla conversione. Riconoscere il grande dono che Gesù ha fatto all’umanità intera ci spinge a vivere con cuore aperto e a trasformare le grazie ricevute in testimonianza e amore verso gli altri. Non può esistere la fede senza le opere. Nel giudizio finale Gesù dirà: perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Ogni volta che faremo queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo faremo a Gesù. Alla fine Gesù non farà come un giudice umano e deciderà se uno è colpevole o innocente, ma basterà il libro della vita che ciascuno di noi avrà scritto.
Mt 11,20-24

Ieri Gesù diceva di non essere venuto a portare la pace ma la spada, e preannunciava che il suo messaggio avrebbe portato la divisione fin dentro le famiglie. Oggi un altro passo che non gronda di tenerezza: il castigo finale per quelle comunità che, pur avendo udito l’appello del Maestro e addirittura assistito a miracoli, tuttavia avranno perseverato nel rifiuto.
Oggi l’espressione “castigo di Dio” è poco in voga. Ma teniamo presente che nel tempo anche il castigo è uno strumento della sua misericordia, essendo teso alla conversione del peccatore; diverso invece sarà alla fine dei tempi, quando il castigo sarà castigo e basta.