Comparire nell’elenco di una associazione il più delle volte deriva da una mia scelta, da una decisione personale.
Per gli “elenchi” dei discepoli di Gesù non funziona così perché, come per i dodici, è Lui che viene a chiamarci scovandoci nelle nostre realtà umane talvolta poco credibili per la gente, sapendo che in qualche modo lo stavamo già cercando.
Gesù ci dà fiducia nelle nostre fragilità.
Di fronte al dubbio di essere all’altezza della missione che ci viene affidata, Egli risponde con il criterio della gradualità invitandoci a partire dalle “pecore perdute” più vicine – noi compresi – da chi ci sta accanto, dalla nostra comunità: una situazione che è già un buon banco di prova.

“Il Signore annulla i disegni delle nazioni, / rende vani i progetti dei popoli”. Quanto leggiamo oggi nel Salmo 32 dovrebbe far riflettere i capi di Stato, specialmente quelli più responsabili delle attuali condizioni di crisi o addirittura di guerra. La storia di per sé basterebbe a fornire esempi di autocrati o nazioni che, dopo essersi proposti o anche aver raggiunto posizioni di predominio, sono finiti nel nulla. Ma lo Spirito dà ugualmente il suo specifico avvertimento, che capi e popoli che conoscono la Scrittura dovrebbero raccogliere e meditare.