“Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.” Paolo afferma che i credenti, nel contesto della nuova alleanza con Dio, non sono più estranei o stranieri, ma sono diventati cittadini dello stesso regno celeste, membri della famiglia di Dio. Traspare in queste parole una pace gratuita, garantita dalla presenza di Gesù ‘poiché è lui che è la nostra pace’. Siamo abitanti della citta di Dio e il nostro operare è guidato dalla sua presenza.

L’osservazione di Gesù “Tu hai creduto ecc.” non è un rimprovero a Tommaso, che peraltro non si era fidato non di Gesù, ma dei suoi dieci colleghi (chi avrebbe creduto a chi diceva di aver visto una persona che tutti sapevano morta?); inoltre essa valeva, anche a maggior ragione, per gli stessi dieci apostoli, che avevano VISTO prima di Tommaso. Più importante il rilievo di Gesù è per noi, che siamo tra coloro che non hanno visto, ma che arrivano a credere attraverso una bimillenaria catena di credenti e testimoni su cui si sono venuti costiuendo la tradizione e l’insegnamento della Chiesa. Siamo quindi “più beati degli stessi apostoli”: del resto l’aver visto non è la cosa più necessaria, e non è nemmeno sufficiente (quanti sono, in tutti i tempi, coloro che hanno visto miracoli ecc. eppure continuano a non credere?).
Un’altra cosa. Da questo passo di s. Giovanni sappiamo che Gesù risorto mantiene nel suo corpo glorioso le cicatrici della passione (chiodi) e della morte in croce (il colpo di lancia): con esse lo si vedrà nell’ultimo giorno e nell’eternità, segno indelebile della sua missione sacrificale salvifica stabilita ab aeterno.