In questa domenica la chiesa celebra la solennità di due pilastri della nostra fede: Pietro e Paolo. Due discepoli e due storie completamente diverse ma ambedue cuori innamorati e dediti all’annuncio della Buona Notizia e alla Chiesa.
Pietro, figlio della prima chiamata di Gesù, lascia reti e barche e saluta la famiglia per seguire il Messia, neppure tanto conosciuto ma capace di conquistarlo con uno sguardo e pronunciando il suo nome. Pietro è immagine di quella fede ordinaria, fatta di entusiasmi ma anche aridità, di risposte profonde come quella che il Vangelo di oggi ci racconta ma anche di grandi cadute di stile come ci narra lo stesso evangelista Matteo pochi versetti più avanti, quando Gesù lo apostrofa con un non tanto dolce “va dietro me satana”!? Pietro è così, immensità e abisso, istintivo, molto “terreno”, pratico ma sempre cuore innamorato e dedito, una eterna lotta tra un sentimento profondo verso Gesù e un carattere difficile da domare.
Paolo invece è “il convertito”, colui che sembra sempre alimentato dall’entusiasmo degli inizi e anche le difficoltà le vive senza mettere in discussione la propria appartenenza radicale al Signore. Paolo è icona di una fede che si pone al centro e determina il colore di ogni esperienza della propria vita, una fede che sembra non avere mai cedimenti e viene alimentata con determinazione per essere luce di ogni scelta che la vita pone davanti.
Pietro e Paolo sono due icone per tutti i credenti in Gesù (ma non sono gli unici per fortuna), perché raccolgono alcune caratteristiche importanti del nostro modo di credere, aiutandoci a non sentirci così diversi o strani, e questo è un primo grande dono che ci fa questa domenica. Spesso, raccogliendo confidenze o confessioni, mi trovo davanti a chi giudica il proprio modo di credere perché privo di entusiasmi particolari o perché orfano di quelle rivelazioni che sembrano essere tanto fondamentali, ma raccolgo anche l’amarezza di chi vorrebbe comunità più radicali, più determinate nell’annuncio, più gioiose nella liturgia. Pietro e Paolo sono gli argini dentro ai quali tutti possiamo trovarci e sentirci a casa, senza giudizio e senza esclusione. Difficile racchiuderli in una definizione, ma provandoci (con tutto il limite che riconosco) Paolo è entusiasmo e radicalità, Pietro è ordinarietà e gradualità; Paolo è esplosione di luce e turbinio di esperienze, Pietro invece è continuo cammino fatto di accoglienza di sè e degli altri, di consapevolezza del proprio limite e di richiesta di Grazia. Due mondi che tra loro dialogano, a volte si scontrano, ma costruiscono una stessa Chiesa che cammina sulla via tracciata dalla Sua Parola e sospinta dalla Sua Forza. Oggi rassereniamo il nostro animo presi per mano da questi due discepoli: ambedue ci collocano dentro la Chiesa dove tutti possiamo stare, qualsiasi sia la nostra storia e qualsiasi sia il nostro passo. Come la loro diversità non è scontata e non rende scontato il cammino ma è preziosa e arricchisce, così anche noi siamo ricchezza con la nostra esperienza e la nostra indole, che fa capolino anche nel nostro modo di credere. Una giovane fidanzata in preparazione al matrimonio mi ha raccontato l’esperienza negativa che la fece allontanare dalla chiesa. Oggi si è rimessa in cammino, spinta dall’entusiasmo del fidanzato e da esempi positivi incontrati, e si interrogava se anche lei, che fatica ad accogliere alcune pagine del Vangelo, può stare dentro la chiesa. Si è rasserenata quando le ho detto che nessuno, sano di mente, non ha dei versetti o dei capitoli interi di qualche Vangelo, che lo mettono in crisi. La fede è questo camminare, mettersi in discussione, chiedere aiuto e sostegno a Lui quando da soli non ce la facciamo. Bellissime le letture di oggi perché, nel narrarci eventi di Pietro e Paolo, sottolineano come entrambi siano figli non solo del loro entusiasmo (vissuto in maniera diversa) ma anche e soprattutto di quella Grazia che è venuta in loro soccorso nei momenti più difficili, e come Chiesa è questo che possiamo fare: invocare insieme la Grazia per i nostri singoli cammini di credenti ma anche per quei passaggi che dobbiamo fare per essere testimoni credibili di Lui oggi e qui. E la possiamo anche invocare per essere davvero Chiesa anche nelle nostre singole comunità: come Pietro e Paolo hanno saputo fare delle loro diversità non un motivo di divisione ma uno spunto di confronto (a volte acceso certo) ma costruttivo e proficuo, così anche noi possiamo puntare in alto e chiedere di renderci capaci di accoglienza verso tutti dentro le nostre parrocchie, anche verso coloro che hanno un modo diverso, uno stile diverso, una sensibilità diversa dalla nostra! Accoglierci, dialogare insieme e fare spazio ci permette di essere chiesa che esprime la pluralità e gioiosa fantasia dello Spirito che suscita carismi diversi per cammini diversi, capaci di raggiungere ogni cuore e ogni situazione. Ne abbiamo bisogno come Chiesa Universale e come Chiesa particolare che si esprime non solo tra le mura delle nostre parrocchie ma anche nelle diverse esperienze che ci obbligano ad uscire, divenendo testimonianza di ciò che siamo e crediamo. Pietro e Paolo ci siano di esempio e protezione e non manchi mai la fiducia, di cui ambedue sono maestri, nella Sua Grazia che sostiene.
At 12,1-11 Sal 33 2Tm 4,6-8.17-18 Mt 16,13-19

GRAZIE PER QUESTA RIFLESSIONE CHE PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA REALTÀ