Mi colpisce la fiducia di Abramo: non ha prove, ma si affida. Guarda il cielo e sceglie di credere alla voce di Dio. Anche nella mia vita, ci sono momenti in cui tutto sembra fermo o buio. Eppure, proprio lì, Dio rinnova la sua promessa.
Gesù mi invita a non fermarmi alle apparenze: i veri profeti si riconoscono dai frutti, non dalle parole. La pace, la pazienza, l’amore… sono segni di chi vive unito a Lui. Non si tratta di essere perfetti, ma di restare radicati in Dio. È così che la vita fiorisce, anche quando tutto sembra arido.
(Gn15,1‑12.17‑18; Mt7,15‑20)

Già Gesù pone il problema dei falsi profeti; non molto dopo s. Paolo dovrà lottare duramente contro costoro, che in vari modi porteranno errori e confusione nelle diverse comunità. I falsi profeti non sono quelli che professano dottrine apertamente in contrasto con la fede, ma quelli che – come del resto fin dai tempi di s. Paolo – diffondono varianti del Cristianesimo che alla fine non sono che prodotti del mondo: ne vien fuori un cristianesimo che fa apparire non essenziale la pratica religiosa, che ignora i Sacramenti, che si risolve in umanitarismo o in moralismo affatto inadatti a guidare verso la salvezza.