Dal tanto prezioso quanto pittoresco corso di Liturgia in seminario, concluso ormai 23 anni fa, una delle tante cose che mi è rimasta impressa è proprio il centro della solennità di oggi: l’Eucaristia! Pane e Vino, nelle nostre celebrazioni, vengono portati all’altare e il sacerdote recita “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna.” E lo stesso recita per il vino: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vite e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi bevanda di salvezza.” In ambedue le formule si ripete che pane e vino sono il frutto della natura e del lavoro dell’uomo e, al tempo di Gesù, dove la maggior parte della gente lavorava la terra, essi erano segni della fatica quotidiana e di quel lavoro fatto delle proprie capacità e della fiducia che gli eventi atmosferici fossero favorevoli. Sudore e Affidamento, tutto espresso in due elementi che non mancavano mai, neppure sulle tavole della povera gente. Gesù raccoglie pane e vino per consegnare se stesso. Ai nostri giorni dove pochissimi (qui in città nessuno) lavora la terra, potremmo dire che sull’altare, in quell’ostia e in quel goccio di vin santo, portiamo il frutto del nostro lavoro come avvocati, bancari, medici o infermieri, assicuratori.. ognuno metta la sua occupazione giornaliera (anche fare i nonni). Bellissimo sapere che Gesù abita il nostro lavoro quotidiano, quel nostro impegno che ci rende co-protagonisti della Sua Creazione e partecipi della Bellezza che Lui ha seminato su questa terra. Mi piace partire da questa sottolineatura nella solennità del Corpus Domini, perché dà, a quel nostro appuntamento domenicale con la particola, un sapore diverso, più vicino e aderente a ciò che siamo e viviamo ogni giorno. La seconda lettura ci ricorda che l’Eucaristia è offerta a noi perché diventi forza, conferma, motivazione sempre nuova del nostro agire quotidiano. Ricordiamo sempre ciò che disse Gesù ai discepoli: “prendete e mangiate; prendete e bevete” perché pane e vino diventano il Corpo e il Sangue di un Dio che non sta a guardare ma entra nella storia attraverso la nostra storia, la nostra stessa persona che Lui creò a Sua immagine e somiglianza e continua ad amare come all’inizio della creazione. Ogni Eucaristia ricevuta è conferma per noi e spinta a diventare fermento d’amore dentro le vicende che viviamo in prima persona e che fanno la storia di questo tempo: il mio essere lavoratore, sposa/o, figlio/a, sportiva/o, parrocchiano/a e quant’altro, è il luogo del Suo manifestarsi in questo tempo. Ed è pazzesco pensare che lo fa anche attraverso di me. Eppure non ha pensato ad altre modalità che essere comunione intima con noi! Questa credo sia la manifestazione di amore e fiducia più grande della storia e ci rende protagonisti e non spettatori, quindi responsabili di diventare a nostra volta quell’Amore caratterizzato dalla Misericordia, dall’Accoglienza e dalla Gratuità che Lui è per ognuno.
Bellissimo sottolineare anche un altro aspetto dell’Eucaristia ovvero che essa ci porta a guardare inevitabilmente al prossimo. Il Vangelo ascoltato oggi è una delle.pagine più belle di questo insegnamento. I discepoli vogliono congedare la folla visto il tramonto imminente e la fame che inizia a farsi sentire. Gesù invece si prende carico di quella fame e invita i discepoli a fare altrettanto. È fame di pane, di senso, di gioia della vita e la Fede è il luogo dove sfamare tutto questo! Forse è uno dei pochi aspetti categorici del nostro credere: non possiamo restare inermi di fronte alla fame di chi non può mangiare, al dolore di chi non sa più gioire, al vuoto di chi è provato dalla vita. Non possiamo demandare o voltarci dall’altra parte, neppure se sembra un’impresa impossibile. Gesù insegna a fare piccoli passi di attenzione, perché solo muovendo l’intenzione ad essere cura, scopriamo che la Sua Grazia rende possibile l’impossibile e ogni nostro tentativo diventa una strada di nuova vita che Lui percorre. L’Eucaristia ricevuta ci rende audaci nel costruire ponti di Luce, per questo la Benedizione finale di ogni messa diventa un invio ad essere messaggeri di quell’Amore concreto che abbiano ricevuto. Ogni Eucaristia Celebrata diventa così un fulcro di Speranza che illumina ogni luogo e ogni tempo, anche i più martoriati e bui.
Contemplare Gesù reso Pane non sia mai allora una pratica fine a se stessa ma diventi un momento di Gratitudine per tanta Grazia che è riversata nella nostra vita e un affidamento delle situazioni più difficili dove siamo chiamati a portare la Buona Notizia che nessuno è solo, mai.
Riceviamolo sempre questo dono che è Amore gratuito per noi, soprattutto quando siamo più fragili o quando la sfida si fa impegnativa. E ricevendolo, trasformiamolo in gesti concreti di attenzione e amore, soprattutto per chi ha il cuore più provato!
Gen 14,18-20 Sal 109 1Cor 11,23-26 Lc 9,11-17
