Attingo da E. Ronchi il bel commento al Vangelo di oggi, dove Gesù «porta a compimento la legge sulla linea della persona […]: se ti avvicini ad una persona per sedurre e possedere, se riduci l’altro a un oggetto, tu pecchi contro la grandezza di quella persona. Commetti adulterio nel senso originario del termine adulterare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il sogno di Dio, l’immagine di Dio. […] Ascolti Gesù e capisci che la norma è salvaguardia della vita, custodia di ciò che ci fa crescere oppure diminuire in umanità. […] Allora il Vangelo diventa facile, umanissimo, anche quando dice parole che danno le vertigini.»

Giusto ieri dicevo che Gesù, quando dice di non essere venuto ad abolire la Legge, ma a completarla, lo fa applicando maggiore rigore e severità; e questo non accentuando i ben noti formalismi delle prescrizioni giudaiche, ma andando alla sostanza delle cose. Intanto Gesù interviene severamente su mancanze che ka nostra logica considera meno gravi. E poi (cosa più importante) non solo rimane condannato il peccato effettivamente e materialmente compiuto (cosa ovvia), ma Gesù equipara al peccato anche l’intenzione, la volontà di peccare: e questo nella sostanza è inequivocabilmente giusto.