“…così è necessario che tu dia testimonianza” Testimoniarti, Signore: come è possibile?
Quando sarai radicato in me, Signore, io potrò superare la paura.
Quando sarò una cosa sola con te, tutto ciò che sembra impossibile diventerà soltanto una strada dissestata: da percorrere con cautela, ma sempre con te.
Allora potrò affrontare ciò che potrebbe essere detto contro di me, potrò superare questo tempo e questo spazio. Tu, come un respiro dopo un’apnea, mi afferrerai se andrò a fondo.
Sarai il respiro e il ritmo del cuore che si adatta alla corsa. Tu sarai il ritmo, e io darò il passo.
Tu sarai il respiro dentro di me: quello che diventa bonaccia, ma anche la forza per ricominciare.
Chissà se quel discepolo, che ti ha dato testimonianza e al quale sei stato accanto, ti ha sentito come brezza o come tuono…
Oggi mi metto in ascolto…
At 22,30;23,6-11 – Sal15 – Gv 17,20-26

Dalle letture di oggi mi sembra che emergano due cose fondamentali. Dagli Atti degli Apostoli l’ordine dato a s. Paolo da Gesù Cristo in persona di predicare il suo nome non solo a Gerusalemme, ma anche a Roma. Non è difficile rendersi conto che l’arrivo e la permanenza di s. Paolo nella capitale dell’impero abbiano impresso una svolta alla storia mondiale.
La Seconda cosa fondamentale è nel Vangelo. Gesù prega il Padre non solo per gli Apostoli che sono con lui (“questi”), ma “anche per coloro che crederanno in lui grazie alla loro parola”. Gesù chiede anzi che tra essi e lui ci sia la stessa unità che c’è tra lui e il Padre. È chiaro che il discorso vale anche per le successive generazioni di credenti: i discepoli dei discepoli e giù giù fino a noi, cioè fino alla Chiesa dei nostri giorni, unita a Cristo come lui è unito al Padre e il Padre a lui.