Oggi la chiesa vive la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo e la prima lettura come il Vangelo ci raccontano di questo evento che lascia i discepoli a testa in su mentre guardano elevarsi il Risorto dopo aver promesso ai dodici la Pentecoste. Ci sono due aspetti che attraggono la nostra attenzione e diventano due tasselli importanti della nostra fede. Il primo è ciò che dice l’angelo ai discepoli incantati ad osservare il Maestro salire al cielo: “tornerà”. La nostra Teologia, fondata sulla Risurrezione, afferma che tornerà perché verrà a raccoglierci da questa vita per portarci alla salvezza. Lo vedremo faccia a faccia, quando ci spegneremo a questi giorni, perchè non ci lascerà vittime del buco nero della morte. Credere questo è fondamentale (anche se per molti non è così) perché possiamo sapere che coloro che non sono più qui tra noi oggi, non sono diventati solo polvere ma sono vera pace. Quell’anima che ci abita e che ci apre ad esperienze che la razionalità non può spiegare, si libra alleggerita da ogni esperienza di sofferenza e inquietudine. Non sappiamo come succede e non potremo saperlo qui sulla terra, ma ci fidiamo perché ce lo ha detto Lui e ci ha indicato la strada proprio elevandosi al cielo. Credere questo inoltre significa che l’evento di Gesù non è stata la storia del passaggio sulla terra dell’ennesimo uomo carismatico e illuminato, ma è un fatto straordinario, perché il suo essere vero Dio oltre che vero uomo, gli permette di offrire a noi una dimensione altra rispetto a quella che viviamo su questa terra: Egli è veramente capace di sconfiggere ogni male, perfino la morte. In questa battaglia accesa e sempre viva tra il bene e il male, sappiamo che possiamo essere sconfitti in qualche battaglia ma alla fine vinceremo e saremo eternamente Vita perché raccolti da Lui. Ogni sforzo contro il male e ogni sforzo per seminare il bene, anche se non ne vediamo i risultati, sappiamo che resta vivo su questa terra e in Lui germoglierà in qualche forma e in qualche modo. Questo apre ad una seconda verità importante che la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo ci offre: per la nostra fede non è tutto nelle mani di Dio, ma neppure posso ridurre Dio ad essere un “librone di pensieri buoni e storie ricche di saggezza”. Per la nostra fede Dio chiede a noi di collaborare con Lui, affinché l’esperienza su questa terra abbia il sapore della salvezza e non della dannazione. Lo fa nell’Antico Testamento interpellando sempre uomini e donne ad essere suoi strumenti di giustizia, ma lo fa anche Gesù convocando i dodici a stare con Lui e inviandoli poi a proclamare la Sua Parola e a donare il Suo perdono. Lo ricorderemo domenica prossima nella Pentecoste ed è fondamentale che ci prepariamo come si preparano i discepoli ad essere inviati. Gesù salendo al cielo non chiude l’esperienza della Sua presenza sulla terra ma le dà una forma diversa che chiede a noi di essere sue mani, sua voce, suo entusiasmo d’Amore verso tutti. A questo serve lo Spirito Santo. Sono però convinto che dobbiamo predisporci a rinnovare la disponibilità a Lui e per farlo possiamo adottare un atteggiamento che ci aiuterà: piegare le ginocchia per rimetterci nelle Sue mani e lasciarci abitare da Lui; indirizzare il nostro sguardo verso quelle situazioni che necessitano di Lui, non per giudicarle ma per guarirle amandole. Per essere concreti possiamo piegare le ginocchia ogni giorno, qualche minuto, per stare davanti a Lui consapevoli di non bastare a noi stessi. Piegare le ginocchia significa adottare uno sguardo che Lo sa riconoscere e sa rendere Grazie anche per le piccole cose che diventano preziose, proprio perché ci indicano la Sua presenza che ci plasma e ci dà forza. Piegare le ginocchia significa anche riconoscere che esiste una dimensione altra rispetto alla nostra razionalità e pragmaticità e ci rende più vivi, più umani, più autentici. Indirizzare lo sguardo invece è necessario perché, con il cuore gonfio della Sua presenza, non possiamo accettare di stare inermi di fronte al male che vediamo o incontriamo. Più che criticare in maniera sterile e a volte pesante, interroghiamoci su cosa possiamo essere o fare per contrapporci ad esso ed è così che, abitati dallo Spirito Santo, possiamo fare la differenza. Troppo spesso ci sentiamo inermi e stiamo tali di fronte alle ingiustizie che vediamo compiersi attorno a noi. Prepararsi alla Pentecoste significa adottare uno stile diverso che, proprio perché abitati da Lui, ci renda disponibili ad essere strumenti del Suo perdono, della Sua Pace, del Suo Amore. In questa settimana potremmo proprio predisporci così: con le ginocchia piegate e lo sguardo che non sfugge e neppure giudica il male che incontra ma sente il desiderio di essere contraltare attivo ed efficace, proprio perché abitato dal Suo Amore che tutto supera e può guarire.
At 1,1-11 Sal 46 Eb 9,24-28;10,19-23 Lc 24,46-53
