«(…) una notte, in visione, il Signore disse (a Paolo): Non aver paura; continua a parlare e non tacere (…)». Sì Signore, continua ed esortaci a parlare, ad urlare, a manifestare perché non si può stare fermi e tacere, non si può evitare lo sguardo dalle immagini che ci arrivano: come cristiani e come umanità tutta non possiamo fermarci e soprassedere. La guerra, ovunque sia, è quello che di più terrificante e scandaloso esista, e ora, qui, bisogna dire no e ancora no.
Secoli e millenni in cui gli sforzi dell’uomo vengono impiegati anche nella costruzione di armi sempre più sofisticate, mirate, addirittura intelligenti.
Vienici in sogno Signore, inviaci visioni di pace, fa’ che possiamo placarci e in armonia con te e con il creato invertire la strada e servire la vita, solo la vita.
At 18,9-18

“Quel giorno non mi domanderete più nulla”. Poco prima (come si è letto nei passi evangelici dei giorni scorsi) i discepoli avevano posto a Gesù varie domande su dove andasse, che cosa significasse “ancora un po’ e mi vedrete…”ecc. Ora dice che “in quel giorno” non faranno più domande. Il giorno è quello della gioia, cioè il tempo che seguirà alla glorificazione del Signore con la resurrezione, tempo che dura ancora oggi. E dopo la resurrezione né i discepoli né noi abbiamo più bisogno di fare domande: la divinità di Cristo è inequivocabilmente e definitivamente resa evidente dal più clamoroso dei miracoli. Naturalmente per chi crede, come credettero Pietro e Giovanni giunti al sepolcro vuoto. Purtroppo succede anche quanto è detto alla fine della parabola del ricco epulone: “Neppure se vedessero uno tornare dal regno dei morti crederebbero”. E’ stato così poco dopo la resurrezione, come ben descritto negli Atti, e poi lungo tutti i secoli fino al giorno d’oggi.