Ovviamente Paolo di Tarso non era nel Cenacolo quando lo Spirito Santo scese sugli apostoli, ma le sue parole in mezzo all’Aeròpago sono la chiara manifestazione del dono delle lingue portato allora dallo Spirito.
E’ bene riconoscere l’attualità di questa vicenda, perché ci indica un modo di metterci in relazione con i tanti attorno a noi che appartengono ad altre tradizioni religiose o che non credono o che hanno rinunciato a una vita guidata dalla fede: Paolo parla di Dio in un linguaggio comprensibile ai suoi interlocutori, valorizzandoli per essere “molto religiosi” e in ricerca della divinità, conoscendo bene i loro pensieri e le loro usanze, in atteggiamento di rispetto e di confronto.
Altrettanto siamo invitati a fare anche noi. Se poi l’esito non sarà quello atteso, possiamo sempre puntare a “sentirci un’altra volta”.
(At 17,15.22-18,1)
