Quello descritto nel brano di oggi è un momento carico di forti emozioni. C’è Gesù che cerca spiegare ai suoi quello che sta per accadere, e i discepoli che capiscono solo che saranno lasciati soli. C’è fiducia e speranza nelle parole di Gesù, c’è smarrimento e tristezza nel cuore dei suoi. Ma a dare luce a questa situazione c’è la promessa di un grande dono: la venuta dello Spirito. E’ vero, finisce la presenza umana del Maestro, ma arriva una Presenza divina rassicurante, illuminante e per sempre. Sarà lo Spirito che li aiuterà a camminare nel mondo, imparando a leggere, con la sua luce, gli eventi della storia.
Gv. 16, 5-11

Certo è duro per gli Apostoli sentirsi ripetere da Gesù che egli sta per andarsene, con l’aggiunta questa volta, che è meglio anche per loro che egli se ne vada. Che la dipartita sia meglio per lui dipende dal fatto che andandosene – e passando attraverso la passione e la morte! – egli glorifica il Padre con la sua piena adesione alla volontà salvifica di lui.
Ma che lui se ne vada è meglio anche per gli Apostoli. A parte le osservazioni terra terra che la permanenza del piccolo gruppo intorno al Maestro non poteva protrarsi indefinitamente, e che la discesa dello Spirito non avrebbe avuto senso fin che Gesù stesso fosse con i discepoli,
solo dopo il compimento del disegno salvifico del Padre mediante la passione, morte e resurrezione del Figlio lo Spirito avrebbe messo quelli in condizione di portare la salvezza a tutti i popoli del mondo.