C’è un desiderio profondo che accomuna tutti gli esseri umani della terra ed è l’amore. L’amore rende colorata la vita, pieno di Speranza il futuro, leggero il presente e fa sentire Vivi. Allo stesso tempo il non amore ammala, rende tutto grigio e senza senso. Quando siamo abitati dall’amore siamo in Pace e la pace è la preghiera che è tornata, da troppo tempo ormai, a salire verso il cielo da ogni angolo della terra, in ogni lingua, da ogni religione come da ogni cuore che, anche se non credente, manifesta questo desiderio profondo. Amore e Pace, due doni che auguriamo a chi ha segnato positivamente la nostra vita come a chi non conosciamo ma sappiamo meritarli, perché ogni uomo e donna, ogni bambina e bambino e ogni anziana e anziano di questa terra dovrebbero averne diritto.
Amore e Pace sono il dono che il Vangelo oggi promette: il primo è per i cuori che si abbandonano a Gesù; il secondo ne diventa conseguenza seminata dalla voce del Maestro e diventerà il saluto caratteristico del Risorto.
Come poter ricevere questi doni? In questo lungo discorso finale di Gesù durante l’ultima cena e dopo aver lavato i piedi ai dodici, l’invito è quello di ascoltare la Sua Parola come canale privilegiato per essere abitati da Lui che è Amore e Pace. E ascoltare la Parola non significa essere scolaretti disciplinati che obbediscono, per avere il consenso della maestra e sentirsi la coscienza a posto. Ascoltare la Sua Parola significa mettere la nostra vita a cospetto della Sua presenza, con tutto ciò che essa attraversa: dalla gratitudine per le gioie, alle sofferenze e le fatiche per le prove; dalla soddisfazione per il Bene che ci attraversa ai sentimenti grigi del male dal quale fatichiamo a liberarci. Ascoltare la Sua Parola significa farla risuonare dentro ai nostri sentimenti, alle nostre sfide, ai nostri desideri più profondi e ai nostri obiettivi, ed entrare in dialogo con Lui, come dialoghiamo tra noi nella gioia come nelle difficoltà, e ci sono momenti di condivisione gratificanti come momenti di scontro accesi. La relazione è questo: è la ricerca reciproca l’uno dell’altro, senza fuggire, senza allontanarsi cercando gratificazioni facili. Così è l’ascolto che Gesù ci chiede: un atteggiamento partecipato, vivo, appassionato che rende la Sua Parola viva in noi, anche attraverso i conflitti che ci permettono di scoprirne la verità e ci rendono autentici, proprio come è raccontato nella prima lettura, dove le prime comunità si scontrano per alcune idee diverse. Dal confronto nasce l’idea di scegliere alcuni da inviare come messaggeri per riportare ordine e pace e segnare una via da seguire. Quanto prezioso sapere che anche le comunità guidate dai discepoli stessi facevano fatica! Eppure erano mosse da uno Spirito vivo che invocavano e mettevano al centro per non essere soli ma guidati, anche e soprattutto nelle circostanze più difficili, e anche questo atteggiamento dice lo stare dentro la Sua Parola che è comunione e mai divisione.
Questo è bellissimo: la consapevolezza che Lui ci sarà sempre e comunque permette anche a noi di non temere quei momenti di ribellione che nascono dalle nostre fatiche. “Non sia turbato il vostro cuore” dice Gesù, perché anche quando i discepoli non lo vedranno, non è perché se n’è andato stanco e offeso dalla loro infedeltà, ma si è allontanato per renderli ancora più vicini, anche oltre questa dimensione, e questo vale per tutti noi. Il Suo Amore è talmente grande che la Pace non ce la dona solo assicurando che il nostro nome è scritto nel Suo Immenso Cuore, ma la dona anche oltre l’esperienza difficile della morte: quella del corpo (e noi per questo sappiamo che, chi abbiamo amato e non è più con noi oggi, è in una dimensione di assoluta Pace), ma anche dopo quella esperienza di morte, di dolore, di separazione da qualcuno o qualcosa che stravolge la nostra vita ma non per questo la annienta del tutto, anzi, la aiuta a rinascere più forte e significativa di prima.
La Parola di oggi è consolante e credo sia prezioso viverla così: stare in Essa significa poter essere autentici almeno di fronte a Gesù (visto non è sempre così facile in tanti ambiti della nostra vita) con l’intenzione di lasciarsi abitare dal Suo Amore che non ci lascia mai soli e diventa Pace per affrontare qualsiasi situazione, anche la più avversa. Amore e Pace siano i doni che ritroviamo seminati da Lui in noi e che possiamo così testimoniare in questo mondo che ha bisogno, oggi più che mai, di credere di nuovo che siano possibili e ancora vivi.

Nel 49 d.C. ha luogo il Concilio di Gerusalemme, per risolvere una controversia su una materia solo in apparenza soltanto disciplinare: se per entrare nella Chiesa, cioè nella nuova religione fosse necessaria la circoncisione. Se così fosse stato non solo si sarebbe impedito il diffondersi del Cristianesimo tra i gentili (i non Ebrei), ma si sarebbero di fatto negate due verità di fondo: che la salvezza era offerta da Dio a tutti, e che essa non dioendeva dalla Legge, ma dal sangue e dal nome di Cristo.
Il Concilio si chiude con l’invio di una vera e propria lettera apostolica, chiusa con la fondamentale espressione “lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso…”, che con la sua variante “con l’autorità dello Spirito Santo e nostra…” sancisce lungo i secoli la validità infallibile degli atti solenni del magistero della Chiesa.