Il Vangelo di questa domenica inizia con una sottolineatura interessante: “quando Giuda fu uscito dal cenacolo” (v31). L’evangelista Giovanni sottolinea questo fatto, prima di mettere sulle labbra di Gesù l’inizio di un lungo discorso che diventa il testamento spirituale del Messia ai suoi discepoli e che inizia con il grande comandamento dell’amore. Ma Giuda non c’è, non lo sente e non sentirà nulla di quanto Gesù affiderà ai discepoli, perché lui ha deciso di dare voce dentro di sè alla rabbia e alla delusione per un Maestro che non era come lui se lo aspettava. Doveva essere un rivoluzionario forte contro i forti ma anche alla maniera dei forti, ovvero con la violenza e quella furbizia capace di sopraffare l’altro. E la rabbia che ha alimentato in sé, assieme alla delusione che ha lasciato crescere silenziosamente, lo porta a scegliere secondo l’unico canale che ha voluto conoscere: la violenza, quella stessa violenza che prevaricherà anche contro di lui stesso, portandolo a non perdonarsi e a trovarsi vinto dalle tenebre della morte. Credo sia una testimonianza negativa che avvalora la Parola di Gesù: tanto più noi lasciamo che i sentimenti negativi come la rabbia, lo sconforto, la sete di vendetta o anche la paura stessa ci abitino, tanto più ci troveremo sopraffatti e annientati dagli stessi. Se invece facciamo nostro l’invito di Gesù a fare dell’Amore l’unico strumento veritiero di risoluzione di ogni nostra controversia, allora ci troveremo luminosi di strategie di vita e speranza. “Come io ho amato voi”: cioè non passivamente ma chinandosi a lavare i piedi in segno di dedizione totale; gratuitamente cioè senza chiedere nulla in cambio e capace di sottolineare il male lì dove emerge, non per generare sensi di colpa ma per suscitare la necessità del perdono; fedelmente cioè anche quando sarebbe stato più comodo o più facile pensare solo a se stesso. L’Amore quando è vero sa educare, sa lasciare andare, sa dimostrare vicinanza, sa trasformare e vivificare anche ciò che sembra ormai spento. L’Amore di cui parla Gesù non è solo sentimento ma strategia vera e propria e la prima lettura ci dà un esempio concreto, valido anche per noi oggi e si chiama “narrazione positiva”. La fanno Paolo e Barnaba appena rientrano ad Antiochia dopo i loro viaggi per incontrare le prime comunità cristiane. Tornano e raccontano le opere che lo Spirito Santo suscita e di cui sono strumenti e testimoni. Raccontano per rendere viva, in chi ascolta, la forza dello Spirito, e questa rinfranca e genera entusiasmo anche ad Antiochia. Anche questo è amare: saper generare speranza, entusiasmo, prospettive capaci di distogliere l’attenzione dalle fatiche che altrimenti diventano muri insormontabili.
Se penso ad un modo di rendere concreto questo comandamento dell’Amore oggi, credo che come chiesa abbiamo bisogno di adottare anche noi, forse nuovamente, la prassi della narrazione positiva. Lo sappiamo che siamo in pochi, sempre meno, e lo sappiamo che alcuni capisaldi del nostro credere oggi non solo non vanno più di moda ma sono a volte derisi o attaccati duramente. Ma restare sempre a sottolineare questa fragilità e la fatica e sofferenza che viviamo nell’essere chiesa non ci aiuta e sicuramente non genera entusiasmo. Lo Spirito anche oggi soffia e suscita nuove prospettive, forse diverse da quelle che ci aspetteremmo o forse “non all’altezza delle nostre attese”, ma non vuol dire non siano preziose e vere. Anzi, tanto più le valorizziamo e tanto più assumono importanza e forza. La Narrazione Positiva aiuta a non alimentare sempre e solo sentimenti e pensieri negativi e distruttivi e dà forma invece all’Amore come strumento di dedizione, di coraggio e di impegno per un concreto cambiamento oltre che come medicina per tanti mali personali e sociali.
Esemplare ad esempio è stato questo quartiere Arcella negli ultimi anni: impariamo anche dalla vita sociale che viviamo. Narrarci il quartiere come esperienza positiva e ricca di esperienze belle, ha aiutato ad affrontare diversamente i problemi che effettivamente ci sono. Oggi una parte di quartiere, per una assurda volontà politica, è diventata zona rossa, facendo fare uno o mille passi indietro al cammino di valorizzazione e miglioramento che, certo, chiede tempo, dedizione e pazienza, ma sa dare frutti sicuramente non minori ma certamente maggiori di una gabbia di negatività che genera solo paura e sospetto verso il prossimo. Il comandamento dell’Amore è strategia di Bene di fronte al male. Come Cristiani possiamo affrontare anche queste sfide sociali a fianco di chi cerca di sopprimere il male con un Bene più grande, e noi cristiani forti anche della Speranza che viene da Gesù che ha vinto perfino la morte.
L’Amore che propone Gesù non è fatto di farfalle nello stomaco ma è scelta e azioni di servizio e dedizione al prossimo.. e ha bisogno di noi!
At 14,21-27 Sal 144 Ap 21,1-5 Gv 13,31-35
